Palermo: mafia e imprenditoria, 19 arresti Diciannove persone sono state arrestate questa mattina nell’ambito di una vasta operazione antimafia condotta a Palermo dagli agenti della squadra mobile. Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio ed interposizione fittizia di beni. Con l’indagine, coordinata dal dipartimento mafia ed economia della Dda, diretto dal pm Roberto Scarpinato, la polizia ha portato alla luce illeciti nella gestione dei grandi appalti di opere pubbliche e private e sulle connessioni tra mafia e imprenditoria. Nell’ambito della stessa inchiesta sono stati sequestrati, a titolo preventivo, imprese, aziende e beni immobili del valore di diverse centinaia di milioni di euro.
In manette sono finiti Francesco Bonura, Carmelo Cancemi, Vincenzo Marcianò, Antonino Rotolo e Giuseppe Troia (a loro, tutti detenuti, la misura è stata notificata in carcere). In carcere sono finiti anche Giuseppina e Vincenzo Bonura, Filippo Chiazzase, Francesco Gottuso, Francesco Lena, Antonino Maranzano, Vincenzo Rizzacasa, Francesco Paolo, Francesco, Marcello e Salvatore Sbeglia, Fausto Seidita e Pietro Vaccaro. Una diciannovesima persona è latitante e ricercata dalla polizia
Tra gli arrestati anche l’imprenditore Francesco Lena, ingegnere, titolare di una nota azienda enologica, la Santa Anastasia che più volte ha ricevuto riconoscimenti per vini di qualità e citata nelle più importanti guide enologiche. Secondo i magistrati per la sua attività Lena avrebbe investito denaro di alcuni boss palermitani. La sua residenza era meta della Palermo bene. I boss palermitani, tra cui anche i capi mandamento Antonino Rotolo, Antonino Cinà e salvatore Lo Piccolo, arrivavano ad imporre ad alcuni accreditati studi professionali, di consegnare l’elenco dei lavori più importanti in corso di progettazione, in modo da effettuare una cernita preliminare di quelli da riservare all’organizzazione.
Le indagini, che si sono avvalse di intercettazioni ambientali e accertamenti nei confronti degli esponenti di vertice di Cosa Nostra a partire dal 2005 ad oggi, hanno permesso di svelare i sistemi attraverso cui l’organizzazione mafiosa ha mantenuto nel tempo il controllo di tutto il ciclo produttivo del mercato edilizio dalla fase di acquisto dei terreni, alla gestione delle cave di inerti, passando per l’imposizione delle imprese addette a tutti i comparti produttivi per finire con lo smaltimento dei materiali di risulta nelle discariche, con interessi che si proiettavano anche nei lavori di realizzazione di un termovalorizzatore a Bellolampo a Palermo. Proprio la vicenda dei termovalorizzatori in Sicilia la cui costruzione era stata decisa dalla giunta Cuffaro e bloccata dall’attuale governo Lombardo, è stata negli ultimi tempi al centro di aspre polemiche.
10 / 06 / 2010
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