Palermo: L’Fns ricorda Giovanni Meli Il 6 marzo del 1740 nasceva a Palermo Giovanni Meli, considerato il più grande poeta in lingua siciliana di ogni tempo. Alcune delle sue poesie furono tradotte in italiano da Ugo Foscolo e in tedesco da Wolfgang Goethe. Ai giorni nostri Meli è stato tradotto in lingua inglese anche dal professore Gaetano Cipolla, docente della Saint John University di New York. Cipolla, presidente dell’associazione culturale “Arba sicul”, usa sia la lingua siciliana che quella inglese.
Meli, abate, medico, docente all’università di Palermo, visse a lungo e morì all’età di 75 anni nel palazzo Napoli Cavarretta in via Maqueda a Palermo. Meli dovrebbe essere ricordato sia per l’immenso patrimonio culturale e linguistico delle sue numerose opere in perfetta lingua siciliana, sia per la difesa che egli fece del suo idioma siculo, fondando anche un’apposita accademia. Sarebbe proprio nel suo nome, secondo l’Fns, che si dovrebbe riaprire la specifica battaglia politica e culturale per la conoscenza, la difesa, la salvaguardia e la diffusione della lingua siciliana, oggi minacciata di estinzione.
“Va anche ricordato – si legge in una nota del Frunti nazziunali sicilianu sicilia indipinnenti – che all’interno delle famiglie e nel privato, la lingua siciliana è ancora viva e parlata dalla maggioranza dei siciliani e che i poeti della Sicilia continuano a preferire il siciliano, nel solco di una tradizione mai interrotta. I poeti, da soli non possono evitare che, in una Sicilia dominata dall’ascarismo culturale e politico (e dagli uomini e dai partiti che qui lo rappresentano) sia in corso una grande manovra per cancellare l’identità siciliana. Anzi, le testimonianze viventi della lingua siciliana sono altrettanti motivi per affilare le armi dell’anti sicilianismo e per tentare di cancellare la lingua siciliana, piuttosto che farne conoscere il valore. Anche come patrimonio culturale dell’umanità”.
L’Fns, proprio ieri nell’anniversario della nascita di Giovanni Meli, ha rivolto un appello accorato all’opinione pubblica siciliana, a quella europea e anche a quella internazione, per la salvaguardia e il rilancio della lingua siciliana. Un appello che rivolgono anche al presidente della regione Siciliana e a tutte le istituzioni dell’isola.
“Non dimentichiamo – conclude l’Fns – l’ammonimento di un altro grande poeta siciliano, Ignazio Buttitta, il quale ebbe a scrivere che quando ad un popolo gli si toglie la lingua dei padri, quel popolo è perso per sempre. Ed anche servo”.
Maria Chiara Ferraù
07 / 03 / 2010
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