Palermo: lettere anonime contro i magistrati Sembra che in Sicilia si stia preparando una nuova stagione di sangue. Almeno è quanto emerge dalle tre lettere anonime, probabilmente scritte dalla stessa mano, con dettagli sulle mappe del potere mafioso a Palermo. Nel mirino di Cosa Nostra ci sarebbero i magistrati: i pm di Caltanissetta e Palermo che stanno cercando di far luce sui misteri delle stragi del 92 e sulla trattativa tra Stato e mafia. Le missive, recapitate quattro mesi fa alla Dia, alla polizia e ai carabinieri, hanno fatto salire il livello d’allarme e indotto il ministero dell’interno a rafforzare le misure di sicurezza ordinarie previste per i potenziali bersagli.
E così il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, tra i primi ad ascoltare le rivelazioni del pentito di Brancaccio Gaspare Spatuzza, che ha 'smontato' la ricostruzione dell'eccidio di via D'Amelio, mettendo in discussione condanne all'ergastolo, si è visto assegnare la scorta. Un potenziamento della vigilanza deciso dal comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica riunito in tutta fretta dopo l'arrivo delle missive. Ma se sull'autobomba che avrebbe dovuto eliminare Lari l'anonimo è dettagliato, meno precise sono le indicazioni sui progetti di morte per gli altri tre pm nel mirino: l'aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo, quello di Palermo Antonio Ingroia e il Pm della Dda del capoluogo siciliano Gaetano Paci. Per gli inquirenti, però, ce ne è abbastanza per alzare il livello di guardia. Gli investigatori - le indagini sono state delegate ai carabinieri del reparto operativo di Palermo, alla Mobile e alla Dia di Caltanissetta - stanno tentando di identificare il mittente, un personaggio che mostrerebbe una particolare conoscenza delle dinamiche mafiose della cosca di Brancaccio, quella dei boss Giuseppe e Filippo Graviano e del pentito Gaspare Spatuzza. "Tutto passa da Brancaccio", commenta sibillino Lari che, non nuovo a simili intimidazioni, si dice, però, "sereno e pronto a continuare a lavorare con la tranquillità di sempre". Come il sostituto Paci "rassicurato dalla sensibilità mostrata dalle autorità nel seguire gli sviluppi della situazione". E "tranquillo" si dice anche l'aggiunto Antonio Ingroia che, però, commenta: "Questi episodi dovrebbero ricordare che fare i magistrati in terra di mafia è più complicato che altrove. Certe accuse e delegittimazioni subite dalla magistratura sono pericolose". Solidarietà ai quattro magistrati nel mirino di Cosa Nostra é stata espressa da numerosi esponenti politici e dalla Confindustria. (fonte Siciliainformazioni)
20 / 01 / 2010
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