Palermo: le donne al posto dei boss Il mondo della malavita organizzata sta cambiando volto. Un tempo i capi erano uomini crudeli, duri, che non si arrestavano davanti a niente e nessuno. Adesso i ruoli si sono invertiti anche nella mafia. A destinare la propria vita alla famiglia mafiosa sono le donne. Che poi finiscono anche in carcere. Come è successo a Maria Angela Di Trapani, figlia di un capomafia di rango, moglie di uno dei rampolli dello storico clan dei Madonia, Salvino, ha speso la sua vita per la mafia, sin da quando ha lasciato la scuola per seguire e accudire il padre, il boss Francesco Di Trapani, allora latitante. Maria Angela Di Trapani è finita in carcere insieme al cognato Aldo (l’unico maschio del clan che era ancora libero) e ad altre tre persone. Per lei l’accusa è di associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, in assenza del marito e dei due cognati, tutti al 41 bis, avrebbe preso le redini del mandamento di Resuttana, portando all’esterno i messaggi del coniuge e dei fratelli, compreso l’ordine di un omicidio. Era lei a gestire il patrimonio occulto della “famigghia”, partecipando in modo attivo ai piani stabiliti dalla cosca. E sempre lei si era mossa per difendere l’onore del marito, messo in discussione da Giovanni Bonanno, per un periodo reggente del mandamento. Bonanno aveva dubitato che Salvino fosse il vero padre dei suoi figli e lei non gliel’ha perdonata. Furiosa per le voci che circolavano sul conto del primo figlio, nato grazie all’inseminazione artificiale quando il marito era in carcere, Maria Angela Di Trapani aveva inveito contro Bonanno, parlando in carcere con uno dei cognati. E il boss era stato ucciso. Per ritrovarne i resti ci sono voluti ben due anni e le rivelazioni di un pentito, che ha portato gli inquirenti alla fossa comune scavata a Carini per seppellire vittime della lupara bianca. Sempre per tutelare la famiglia, la Di Trapani avrebbe gestito i rapporti con i prestanome dei Madonia e fatto fruttare l’enorme patrimonio occulto della cosca. Si è anche esposta per tutelare il cognato Aldo, arrestato ora insieme a lei.
L’indagine che ha svelato il potente ruolo della Di Trapani nell’organizzazione mafiosa e portato alla luce gli interessi milionari del clan, a cui i carabinieri hanno sequestrato beni per un valore di 15 milioni di euro, ha portato alla luce ancora una volta la permeabilità del regime carcerario del 41 bis.
“Va inasprito – ha commentato il procuratore di Palermo, messineo”. I boss infatti mandavano ordini all’esterno attraverso gesti, ammiccamenti, sguardi e messaggi cifrati. Per non farsi capire, certi di essere intercettati, avevano addirittura inventato un linguaggio segreto. Una sorta di codice, tutto domestico, in cui i boss venivano chiamati con i nomi delle mogli. Così il boss palermitano Salvatore Lo Piccolo, sposato con Rosalia Di Trapani, detta Rosalba, diventava la zia Rosalba”. Inoltre lo stato di salute degli affari di famiglia veniva descritto facendo riferimento al mal di schiena di Emanuela Gerardi, anziana madre dei quattro Madonia.
Insomma le donne delle cosche mafiose sono sempre più importanti, sono pronte a raccogliere l’eredità mafiosa dei mariti e diventano anche un linguaggio in codice.
Chiara Ferraù
26 / 11 / 2008
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