Palermo: la Sise deve reintegrare un barelliere licenziato
La Sise deve riassumere un barelliere licenziato lo scorso novembre. Il motivo addotto per il licenziamento era lo scarso rendimento e assenze ingiustificate. Il tribunale del lavoro di Palermo, però, ha obbligato la società per azioni al reintegro del lavoratore. La società si oppone: non ha riassunto il barelliere e ha annunciato una nuova azione legale.
La Sise aveva licenziato alcuni barellieri perché coinvolti in risse e incidenti stradali con le ambulanze. Il tribunale del lavoro di Palermo ha ora accolto il ricorso in via d’urgenza di un giovane palermitano difeso dall’avvocato Piero Vizzini. L’uomo aveva perso il posto di lavoro perché aveva accumulato nel periodo preso in esame dalle Sise, 50 giorni di assenza e 95 di presenza. Il dipendente aveva ottenuto il diritto al reintegro al lavoro nella sentenza di primo grado, adesso anche in secondo grado. Secondo la sentenza, infatti, “il numero di assenze per malattia non supera il periodo di comporto previsto dalla disciplina collettiva e va rilevato che il datore di lavoro non ha fornito alcun elemento per superare la presunzione di totale inidoneità lavorativa durante i giorni di malattia”. La Sise non avrebbe dimostrato che il lavoratore, malgrado la malattia, avrebbe potuto lavorare ugualmente e non ha nemmeno dimostrato in che cosa sarebbe consistito il suo scarso rendimento. Per questo motivo l’spa è stata condannata a riassumere il dipendente e a pagargli anche gli arretrati e le spese processuali.
Soddisfatto per la sentenza anche Claudio Marsiglia, responsabile provinciale del settore Sanità privata della Uil.
02 / 03 / 2008
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