Palermo: la Regione vuole abolire le province É un’impresa titanica quella che si è assunta Raffaele Lombardo: abolire le province siciliane. Un’operazione che, se sarà portata a compimento, gli costerà il primato. Un obiettivo che il primo presidente della regione siciliana, Giuseppe Alessi, uno dei fondatori della Dc, avrebbe voluto raggiungere all’indomani dell’elezione. Oltretutto l’abolizione delle province è prevista dallo statuto della regione siciliana. Non ci dovrebbero essere, per lo statuto, nè province, nè prefetture, ma soltanto comuni e liberi consorzi comunali. Questo è scritto nell’articolo 15.
Le province nel 1991 erano novantacinque, adesso sono salite a quota 110. Le ultime nate sono: Fermo, Monza e Bat, acronimo che sta per Barletta, Andria e Monza. Come se i soldi spesi per le 95 province non fossero già sufficienti.Le province italiane oggi hanno 61 mila dipendenti, spendono ogni anno 13 miliardi e costano ad ogni italiano 160 euro. Sono amministrate da 110 presidenti, 1000 assessori e 4 mila consiglieri. Lo Stato per loro spende 119 milioni di euro ogni anno. Una cifra che non fa conto dell’indotto politico che non si può quantificare. Il budget delle province negli ultimi anni è cresciuto del 65% e metà delle risorse (6 miliardi e mezzo circa) servono per pagare gli stipendi. Il resto viene utilizzato per le scuole e l’ambiente.
In Sicilia, la soppressione delle nove province non avrebbe bisogno di alcuna legge o norma costituzionale, perché è proprio lo statuto speciale della regione che prevede l’ordinamento degli enti locali solo sui comuni e liberi consorzi di comuni. Abolendo le province in Sicilia si attuerebbe lo Statuto speciale o, almeno, parte di esso. Sei mesi fa Lombardo aveva sollevato la stessa questione che non è stata nemmeno affrontata. Ora ritorna a fare un tentativo, il giorno dopo di un nuovo assalto romano alle province. Lombardo vorrebbe fare prima di Roma e dare scacco matto alla capitale. Sarebbe il trionfo dell’autonomismo, ma soprattutto un considerevole risparmio economico. L’indennità di un presidente della provincia varia da 7 mila e 600 euro a 5 mila e 600, a seconda del numero di abitanti. Gli stipendi per gli assessori vanno dai 3.300 euro ai 50 mila euro annui. A queste somme vanno assunti i gettoni per i consiglieri: 126 euro a seduta per massimo 21 sedute al mese. Abolendo le province verrebbero diminuiti i costi, ma non le competenze che passerebbero ai comuni e ai liberi consorzi qualora fossero stati istituiti.
Chissà se Lombardo riuscirà in un ‘opera che non riuscì a Giuseppe Alessi 68 anni fa e alla camera dei deputati appena tre giorni fa. Noi ce lo auguriamo. Sarebbe una risposta a chi, stato nazionale o governi regionali differenti, accusa la Sicilia di sperperare il denaro. Ma già la Sicilia con le scorse elezioni amministrative, decidendo di far slittare il calendario delle consultazioni per far coincidere eventuali ballottaggi con il referendum nazionale, aveva dato un esempio di voler contenere le spese pubbliche. Eliminando le province farebbe ancora di più. CI auguriamo che questo possa accadere anche se troppo spesso assistiamo, quando si parla di tagliare stipendi o posti ai politici, a votazioni negative non in nome del benessere collettivo, ma di quello personale.
07 / 07 / 2011
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