Palermo: l'addio a Marco Maiorana e il dolore di una madre Questo pomeriggio un lungo e caloroso applauso ha accompagnato la bara bianca di Marco Maiorana, 22 anni, suicidatosi ieri sera a Palermo. La chiesa Mater misericordiae era gremita di parenti, conoscenti e amici di Marco. Un silenzio surreale, rotto soltanto dai singhiozzi della madre, Rossella Accardo, che non ha mai smesso di piangere. Ai funerali hanno partecipato oltre 600 persone tra cui centinaia di ragazzi, amici e compagni di università di Marco che alle parole del parroco non hanno esitato ad uscire i fazzoletti per asciugare le loro lacrime che scendevano copiose per piangere un amico, un giovane come loro che non ha resistito probabilmente, allo stress degli ultimi tempi. Davanti alla bara bianca campeggiava una grande foto col volto di Marco sorridente. Un sorriso che nessuno vedrà mai più.
Ai funerali hanno partecipato anche Vincenzo e Rosalia Maiorana, i nonni paterni di Marco che, però, non erano seduti accanto ai familiari materni, a conferma dei rapporti poco sereni con la nuore. Tante le persone che si sono strette attorno a Rossella Accardo il cui dolore, però, presumiamo non possa essere alleviato. é troppo grande il dolore per la perdita di un figlio. Soprattutto per una morte così violenta.
"Il padre - dice una donna - voleva molto bene al figlio e i fratelli erano legatissimi. Non avrebbero permesso una tragedia come questa". Ma Marco si sarebbe suicidato proprio perché non sopportava più il peso della vicenda del fratello di 23 anni, e del padre di 48 anni, scomparsi da Palermo il 3 agosto 2007 e visti in Spagna da alcuni testimoni nel maggio dello scorso anno. Negli ultimi mesi il giovane, evidentemente depresso, era stato anche visitato da uno psicologo. E la Procura di Palermo, che indagava sulla scomparsa dei due Maiorana, ora dopo la morte di Marco ha aperto anche un fascicolo, contro ignoti, che ipotizza l'istigazione al suicidio. Gli inquirenti precisano che si tratta di un atto dovuto che comunque ha consentito agli investigatori di sequestrare ed esaminare il computer e i due telefoni cellulari del giovane. Gli inquirenti vogliono sapere se Marco avesse avuto contatti col padre e il fratello. E stanno anche cercando di capire se c'é una relazione tra il viaggio di tre giorni del giovane a Barcelona nella primavera scorsa e la vicenda familiare, considerato che alcuni testimoni hanno detto di aver visto Antonio e Stefano Maiorana nella discoteca Pacha della città catalana nel maggio 2008. I due imprenditori sarebbero scomparsi lasciandosi dietro alcuni affari nel campo edile non proprio limpidi: la loro Smart venne trovata nel posteggio dell'aeroporto palermitano e gli investigatori ipotizzarono un caso di "lupara bianca" fino a quando alcuni testimoni non hanno detto di averli visti in Spagna. Marco Maiorana era un giovane come tanti, studiava Giurisprudenza, prima di essere travolto dalla vicenda familiare, e aveva tantissimi amici: solo su Facebook nel suo profilo ne risultano 314. Per diciassette mesi hanno cercato il padre, Antonio, e il fratello Stefano. Si sono disperati, non si sono fermati mai. Giornate d’inferno e notti da incubo. La madre, Rossella Accardo, non voleva crederci che fossero morti ammazzati, nemmeno quando uno della famiglia Lo Piccolo, Gaspare Pulizzi, aveva cantato: per lui non c’erano dubbi, i Maiorana s’erano inimicati la mafia per il cantiere di Isola delle Femmine. Uno sgarro che devono pagare. Due e due fanno quattro, lupara bianca, morti ammazzati. Rossella Accardo, invece, s’è messa di traverso. Fiaccolate, proteste, giornali, televisione fino ad arrivare a “chi l’ha visto”, che poi le avrebbe dato ragione.
Il mondo cercava gli scomparsi e s’era dimenticato di lui, Marco, 22 anni, testimone muto della tragedia. Ma era Marco che moriva ogni giorno, loro – padre e figlio – invece erano vivi e sono ancora vivi. Li hanno visto in Spagna e sospettano che si trovino in Sudamerica.
Ma chi sta soffrendo di più in questa triste storia è la madre, Rossella Accardo, che continuerà a vivere e a tormentarsi, a farsi mille domande che non troveranno risposta. Perchè non si può mai sapere veramente cosa ci sia dietro un gesto terribile quale il suicidio. Magari subentreranno anche i sensi di colpa per non aver dato ascolto al figlio rimasto accanto a lei, preoccupandosi soltanto del marito e del figlio maggiori scomparsi. Non sappiamo cosa passa e passerà nella testa della signora Accardo. Abbiamo solo provato ad immaginarlo. Ma non ci si può mai calare fino in fondo in una storia che rovina dalle fondamenta una famiglia.
Questi e tanti altri perchè resteranno senza risposta, ma è soprattutto l'urlo di una madre a tracciare come segni indelebili l'enormità della tragedia. "La devono pagare, devono finire in carcere", ha gridato la signora Accardo. Ma chi? Anche questa una domanda che non ha trovato, almeno per il momento, una risposta.
Chiara Ferraù
07 / 01 / 2009
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