Palermo. Il procuratore Pecoraro si difende Giovanni Pecoraro, il procuratore sportivo palermitano è stato sentito dal Gip Silvana Saguto. L’uomo era stato arrestato insieme all’avvocato Marcello Trapani e accusato per concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione.
I pubblici ministeri della Dda sostengono che Pecoraro e Trapani avrebbero fatto pressioni su alcuni dirigenti del Palermo calcio per far giocare in serie A alcuni loro giovani calciatori, di cui erano procuratori. Queste pressioni sarebbero state fatte facendo pesare la loro amicizia con i boss mafiosi di Palermo.
"E' andata bene: il Palermo calcio non ha niente da temere, la scalata dei mafiosi alla società è una cosa che non esiste, c'é stato un grosso equivoco". L'ha detto l'ex direttore sportivo del Palermo, Rino Foschi, all'uscita del palazzo di giustizia del capoluogo siciliano, dove è tato sentito dai magistrati come persona informata sui fatti, nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Marcello Trapani e Giovanni Pecoraro.
"Sono sempre stato sereno - ha proseguito - adesso lo sono ancora di più. Oggi è una bella giornata perché ho potuto chiarire tante cose. Sia la società che io prendiamo le distanze dalle dichiarazioni di Trapani e Pecoraro". Secondo Foschi "qualcuno forse ha fatto pensare a Zamparini - ha spiegato - che mi ero fatto accerchiare, ma non è così. Non mi sono mai fatto corrompere. Anche dopo che mi è stata recapitata la testa d'agnello, tre anni fa, non ho mai cambiato atteggiamento. In ogni caso, i miei rapporti con Zamparini sono ottimi". Il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, lo aveva sostituito come direttore sportivo, la scorsa estate, chiamando in quel ruolo Walter Sabatini.
Foschi nega di avere subito pressioni da personaggi vicini a Cosa nostra e non sa spiegare la testa di agnello, chiara intimidazione, inviatagli tre anni fa. Il nome di Foschi era emerso nell'ambito di una serie di intercettazioni disposte a carico degli indagati da cui venivano fuori i tentativi del procuratore calcistico Marcello Trapani e dell'ex responsabile del settore giovanile della società, Giovanni Pecoraro, di fare pressioni sull'ex direttore sportivo finalizzate a pilotare la compravendita di giovani giocatori della squadra rosanero. Il testimone, inoltre, ha negato di avere mai fatto avere biglietti d'ingresso allo stadio della Favorita alle famiglie mafiose. (fonte Siciliainformazioni)
28 / 09 / 2008
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