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Palermo: ieri la requisitoria nel processo a Marcello Dell’Utri


Ieri si è svolta davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Palermo, la requisitoria del pg Antonino Gatto, nel corso del processo a carico di Marcello Dell’Utri, il senatore di Forza Italia accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in primo grado a nove anni di reclusione. Il magistrato, in aula, ha ripercorso gli anni in cui venne assunto Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, alle dipendenze di Silvio Berlusconi.

“Mi chiedo come mai – ha detto Gatto – non sia stato possibile trovare una persona in grado di occuparsi degli animali e della tenuta di Berlusconi in Brianza e invece ci si è spostati dall'estremo Nord all'estremo Sud per trovare una persona a Palermo che sapeva poco o nulla della Brianza. Questo è già motivo di incredulità”.

Nel corso della requisitoria Gatto ha ricordato le dichiarazioni spontanee rese in aula nel 2004 dallo stesso imputato, Marcello Dell’Utri, ieri assente. “Quella volta – ha detto il magistrato – Dell’Utri disse che Mangano si interessava di cani e non sapeva nulla di cavalli. Non si capisce, quindi, quale sarebbe stato l’input, da parte di Dell'Utri, per fare arrivare Vittorio Mangano nella tenuta di Silvio Berlusconi”.

Poi, il sostituto procuratore generale Gatto ha ricordato una intervista resa nel 1992 dal proprietario della scuderia “accanto a quella di Berlusconi”. “Alla domanda se Mangano si intendeva di cavalli, il proprietario della scuderia risposte “che avesse una passione per i cavalli lo sapevo, ma che si intendesse di cavalli non saprei...”.

Vittorio Mangano, morto alcuni anni fa, era stato condannato nell'ambito di un processo di mafia e per alcuni anni aveva svolto il ruolo di stalliere ad Arcore, la tenuta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

La requisitoria è proseguita con il racconto del periodo di lavoro svolto da Mangano nella tenuta di Berlusconi. Era stato proprio Dell'Utri a farlo assumere ad Arcore.Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza”. Così il procuratore generale Antonino Gatto è entrato nel vivo della requisitoria del processo al senatore Marcello dell'Utri (Pdl) per concorso esterno in associazione mafiosa. Il parlamentare è stato condannato in primo grado a nove anni di carcere. Stamani davanti alla seconda sezione della Corte di appello di Palermo, Gatto ha affrontato subito il tema dello “stalliere di Arcore”.

“Ma davvero – si chiesto il Pg – non fu possibile trovare in Brianza persone capaci di sovrintendere alla tenuta di Arcore? Davvero dall'estremo nord ci si dovette spostare a Palermo per trovare una persona che non conosceva la zona e le coltivazioni brianzole? In realtà – ha proseguito Gatto – non solo Mangano di cavalli e di coltivazioni non sapeva nulla: ma se guardiamo i suoi numerosissimi precedenti penali, gli interessi che coltivava erano di tutt’altra natura rispetto a quelli agricoli”.

Dell'Utri non era presente in aula. Ad ascoltare l'atto d'accusa del pg ci sono i difensori dell'imputato, gli avvocati Nino Mormino, Giuseppe Di Peri e Pietro Federico.

Per il sostituto procuratore generale, Nino Gatto, Vittorio Mangano era ad Arcore per “proteggere” Berlusconi. “Mangano era il simbolo vivente – ha detto il pg – della tutela da parte di Cosa nostra a Silvio Berlusconi”.

Il sostituto procuratore generale ha puntato la prima parte della requisitoria sui rapporti tra Gaetano Cinà e Marcello Dell’Utri, confermati, secondo il pg, dalle testimonianze di diversi collaboratori di giustizia e dalle intercettazioni telefoniche.

I rapporti tra Dell'Utri e Cinà risalgono ai tempi della Bacigalupo, la squadra di calcio di Dell'Utri, in cui giocava il figlio del mafioso. “Attraverso Cinà – ha spiegato Gatto – Dell’Utri conobbe Mangano e lo presentò a Berlusconi”. Il pg ha collocato nella primavera del 1975 l'incontro a Milano tra Stefano Bontade, reggente della famiglia di Santa Maria di Gesù, gli uomini d’onore Mimmo Teresi e Nino Grado, Dell'Utri e Berlusconi. Dell'incontro ha parlato il pentito Francesco Di Carlo, la cui attendibilità è stata più volte ribadita da Gatto.

Di un altro incontro, quello avvenuto nel ristorante “Le colline pistoiesi”, ha parlato invece un altro collaboratore: Antonino Calderone. “In quell'occasione Calderone era con Grado - ha ricordato Gatto - Poi entrarono Mangano e Dell'Utri, che Grado saluto ossequiosamente. Poi cenarono assieme e Mangano parlò di Dell'Utri come il suo capo”.

Il pg ha anche ricordato il matrimonio del boss Jimmy Fauci, a cui Dell’Utri avrebbe partecipato sedendo al tavolo con Di Carlo e Teresi”. “Per tutti questi episodi – ha spiegato Gatto – le giustificazioni date da Dell'Utri ai giudici sono assurde, come ha già ribadito la sentenza del tribunale”. Inoltre, per Gatto, “il comportamento di Dell'Utri è conforme a quello mafioso. Dentro le aule, infatti, smentisce la sua vicinanza alle cosche e la sua estraneità ai fatti, fuori, come è riportato in diverse interviste, difende Mangano”.

Gatto ha concluso la prima parte dell’atto d'accusa, che continuerà il 9 ottobre, parlando del “pizzo delle antenne”. “Il versamento di somme della Fininvest a Cosa Nostra nel 1986 per la “messa a posto” per i ripetitori nel palermitano sarebbe avvenuto, come già ribadito in primo grado, grazie all'intermediazioni di Dell’Utri – ha concluso Gatto – Intervenuto anche nel caso dell'attentato in una delle proprietà di Berlusconi nell’86”.

“La difesa prende atto che il procuratore generale ha inteso limitare la propria discussione finale alla mera riproposizione degli elementi d'accusa del giudizio di primo grado, senza tener conto delle rilevanti emergenze probatorie emerse in appello a favore dell'imputato. Evidentemente si tratta di argomenti fondati sui quali è difficile replicare”. Lo sostengono in una nota i difensori del senatore Marcello dell'Utri, sotto processo in appello perché accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

26 / 09 / 2009



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