Palermo: convegni contro la mafia L’evoluzione della lotta imprenditoriale alle minacce della organizzazione mafiosa è stato il tema della terza conferenza del Progetto educativo antimafia promosso dal Centro Studi Pio La Torre e tenutasi al cinema Rouge et Noir di Piazza Verdi a Palermo.
“Diciotto anni fa, Libero Grassi scriveva la sua lettera ai propri estortori – dichiara Vito Lo Monaco, presidente del Centro La Torre – Quella lettera fu pubblicata integralmente solo dopo la sua morte. Nel testo l’imprenditore accusava i vertici dell’imprenditoria di non averlo sostenuto nella sua lotta bensì di averlo rimproverato di “aver fatto troppo chiasso”. Oggi la Confindustria ha una posizione completamente opposta”.
La mutata posizione da parte dell’associazione di categoria è spiegata da Marco Venturi, vice presidente di Confindustria Sicilia. “Appena pochi anni fa, avevamo grandi difficoltà nell’eleggere un rappresentante della Confindustria giovanile a causa delle troppe ingerenze. Dopo la svolta di Caltanissetta abbiamo imposto un cambiamento di rotta. Serve però un ulteriore passo avanti da parte delle istituzioni. Molti dei fondi spesi dalla Cassa del Mezzogiorno non hanno fatto altro che alimentare il malaffare, spesso garantito da una politica che in Sicilia ha troppe ingerenze”.
Lo conferma Andrea Vecchio, presidente dell’Ance, che denuncia come spesso sia proprio la burocrazia la migliore complice di Cosa Nostra. “È inaccettabile dover attendere 4-5 anni per una semplice autorizzazione. L’estortore viene così visto come un toccasana che permette di risolvere tutti i problemi”.
È come “consulenti” si sono presentati i mafiosi a Vincenzo Conticello, titolare dell’Antica Foccacceria San Francesco, per convincerlo a pagare: “Cosa Nostra cerca di entrare all’interno delle aziende, imponendo lavoratori e fornitori. È grave constatare come la mafia sia un sistema unito che non trovi corrispondenza a livello associativo negli imprenditori. La nostra categoria non è capace di contrastare unitariamente il fenomeno mafioso”.
Così Cosa Nostra riesce a controllare il territorio, condizione fondamentale per poter continuare i propri traffici illeciti. “Spesso – dice Mario Centorrino, professore di Politica Economica dell’Università di Messina – l’imprenditore è costretto ad accettare la pressione mafiosa alimentando attraverso il pizzo l’economia mafiosa che con i fondi accumulati con il racket finanzia il traffico di droga, il sostegno alle famiglie dei carcerati e alle proprie imprese”.
In sala era presente anche Pina Maisano, vedova di Libero Grassi che ha ricordato come “la nostra famiglia ha sempre sostenuto Libero, che sosteneva come il proprio più che un nome fosse un aggettivo, e per salvaguardare la libertà sua, dell’azienda e della famiglia si è sempre rifiutato di sottomettersi al ricatto mafioso”.
La prossima conferenza si terrà il 13 febbraio sul tema “Donne e antimafia”
26 / 01 / 2009
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