A mafia e malandrineria. La storia del porto di Balestrate, è il titolo del film del giornalista Riccardo Vescovo. La storia del porto siciliano è un po' l'immagine di una Sicilia logorata dalle lotte di potere e dagli interessi mafiosi. Di un'isola dove ancora oggi domina a volte la legge del più forte, dove i più potenti vogliono ottenere tutto. Così la vicenda raccontata da Vescovo si tinge di nero e finisce per coinvolgere i comuni limitrofi, da Partinico ad Alcamo, dove storicamente hanno vissuto i capi più sanguinari di Cosa nostra. Dalla progettazione della strada di accesso al porto, che però non porta alla struttura; al cemento depotenziato utilizzato per costruire ilporto. E poi una guerra tra famiglie mafiose, forse per accaparrarsi gli appalti e avere voce in capitolo nella futura gestione. Nel mezzo una lunga, lunghissima scia di intimidazioni a politici locali, talvolta protagonisti di scelte a prima vista illogiche. Cinquant'anni. Tanto è passato dall'idea di costruire un porto nel bel mezzo del golfo di Castellammare fino alla sua entrata in funzione. Un'attesa lunga, snervante, che il libro prova a ripercorrere attraverso un'inchiesta basata su atti amministrativi e cronache giudiziarie.
Riccardo Vescovo, 29 anni, originario di Balestrate, giornalista professionista dal 2007, dal 2006 collabora col giornale di Sicilia e con l'emittente televisiva Tgs, in particolare si occupa di politica regionale. Ha curato i contenuti di diversi siti internet ed è esperto conoscitore delle dinamiche sociali del web e dell'informazione locale. Componente del Cda di un'azienda editoriale che ha contribuito a fondare a gennaio del 2010 e che si occupa di servizi di comunicazione per imprese, privati e pubbliche amministrazioni.
12 / 03 / 2010
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