Palermo. 9 anni a Brusca per omicidio
I giudici della Corte d’Assise di Palermo hanno condannato a nove anni di reclusione Enzo Salvatore Brusca per l’omicidio di un vigile del fuoco. Brusca, pentito, aveva detto di non aver ucciso, ma solo distrutto il cadavere di Gaetano Genova. Secondo i giudici della prima sezione, invece, Brusca aveva avuto un ruolo nell’assassinio del vigile del fuoco, ucciso perché amico del collaboratore del Sisde Emanuele Piazza, anche lui fatto sparire col metodo della lupara bianca. I giudici hanno condannato Brusca a 9 anni perché secondo loro il pentito avrebbe rafforzato il proposito omicida del killer del vigile, Salvino Madonia, dicendosi disponibile, prima che il delitto venisse commesso, ad eliminare il corpo della vittima.
È stata invece dichiarata la prescrizione per lo zio di Brusca, Mariuccio, già condannato all’ergastolo in altri processi. Lui è stato ritenuto responsabile solo della distruzione del cadavere e, visto che sono passati quasi 18 anni dall’omicidio, il lungo tempo trascorso ha cancellato il reato. Per lo stesso omicidio erano stati già condannati, con il rito abbreviato, Giovanni Brusca, fratello di Enzo e anche lui pentito (13 anni e 8 mesi) e Salvino Madonia, ritenuto l’esecutore materiale (30 anni di reclusione).
A seguito della sentenza emessa ieri dalla corte d’Assise di Palermo l’appello da parte del legale di Enzo Brusca è quasi certo. All’imputato, difeso dall’avvocato Valeria Maffei, sono state concesse numerose attenuanti, compresa quella della collaborazione. Fu proprio lui, infatti, ad indicare il luogo dove si trovavano i resti del vigile del fuoco, riconosciuto grazie a degli oggetti d’oro (la cui restituzione ai familiari è stata disposta ieri) e ad un mazzo di chiavi che aprirono e misero in moto la macchina appartenuta a Gaetano Genova. Il cadavere era stato sepolto in contrada Feotto, in un terreno dei Brusca, cosa che aveva indispettito il vecchio patriarca Bernardo, padre di Giovanni e di Enzo.
Il movente ricollega il delitto all’eliminazione di Piazza, scomparso il 16 marzo del 1990, quindici giorni prima di Genova. Quest’ultimo, 27 anni, si era fatto la fama di spione e sbirro e, assieme a Piazza, avrebbe contribuito alla cattura di un paio di latitanti di Cosa nostra. Una scelta di campo per nulla condivisa dai familiari che non si sono costituiti parte civile nel processo. Anzi, dalla deposizione di uno di loro è emerso che dopo la sparizione del giovane Gaetano Genova, invece di collaborare con le forze dell’ordine, avevano chiesto notizie dell’attuale pentito Giusto Di Natale che disse di non domandare più perché la questione era chiusa. Si, la questione era stata chiusa da Salvo Madonia che aveva ucciso il giovane ventisettenne, colpevole solo di voler essere un cittadino onesto e operoso.
19 / 12 / 2007
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