Occupazione: in Sicilia servono 700 mila posti di lavoro Sono necessari circa 700 mila posti di lavoro in Sicilia affinchè il tasso di occupazione sia uguale a quello registrato nel centro nord. In particolare, il settore che dovrebbe creare maggiore occupazione è quello industriale, che dovrebbe coprire 2/3 del fabbisogno occupazionale ovvero 400 mila posti di lavoro.
Per raggiungere questo obiettivo entro il 2015, ultimo anno utile per spendere i fondi europei 2007-2013, l'occupazione dovrebbe crescere a un ritmo del 5.73% l'anno (dal 2004 al 2007 la crescita media e' stata dell'1%). Un valore molto elevato e difficile da realizzare considerando che dal 1996 al 2007 sono stati creati 200 mila posti di lavoro e questa risulta la crescita piu' intensa mai registrata nell'Isola.
Questo è il traguardo che classe politica e imprenditoriale devono sforzarsi di raggiungere per liberare la Sicilia dalla condanna al sottosviluppo. Queste alcune delle analisi contenute nel libro ''Sicilia 2015, obiettivo sviluppo, un traguardo possibile", curato da Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella, che in 18 capitoli realizzati da diversi economisti traccia una mappa delle strategie da attuare per avvicinare la Sicilia alle regioni piu' sviluppate e delinea le caratteristiche del sistema attuale.
''Il buco occupazionale da qui al 2015 sara' tra i 500 mila e gli 800 mila posti di lavoro e se non vi sara' un progetto serio di attrazione di investimenti dall'esterno si rischiera' una desertificazione demografica dell'Isola'', ha sottolineato Busetta. L'introduzione del volume e' a firma del presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, secondo cui ''il libro puo' sicuramente rappresentare un ottimo vademecum per comprendere a fondo le criticita' e le potenzialita' che la Sicilia ha al suo interno''. Tra gli esperti che hanno contribuito alla stesura delle analisi ci sono: Salvatore La Francesca, Marco Marsili, Gaetano Cusimano, Mario Centorrino, Antonino Buccafusco, Fabio Mazzola, Roberto Ruozi e Federico Pica che ha analizzato gli aspetti legati al federalismo fiscale.
In particolare il rischio ''discriminazione tra le regioni a diversa capacita' fiscale''. Mentre per il sistema creditizio viene sottolineata la necessita' di rafforzare il sistema dei consorzi fidi ''in assenza di un sistema di banche con la testa pensante nel mezzogiorno''. Il volume e' stato presentato oggi pomeriggio all'Ars nel corso del convegno ''Lo sviluppo della Sicilia tra federalismo e innovazione tecnologica". (fonte Siciliainformazioni)
01 / 04 / 2009
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