Nizza: al museo internazionale d’arte naif l’opera di Antonino Mancuso
Lunedì prossimo al museo International d’art Naif Anatole Jakovksy di Nizza in Francia, sarà consegnata l’opera di Antonino Mancuso Fuoco dal titolo “La mietitura”.
Lo stesso Jakovsky ebbe modo di apprezzare larte di Mancuso; presente, infatti, nella commissione selezionatrice delle opere ammesse a partecipare alla Prima Biennale nazionale dArte Naïve e Popolare, tenutasi a Palazzo <Braschi> di Roma dal 15 novembre al 31 dicembre 1975, scelse, unitamente agli altri esperti, una sua opera: La tosatura siciliana, 1974.
“Recentemente gli eredi di Antonino Mancuso Fuoco, artista naïf di Capizzi (Messina) già presente nel primo catalogo <Bolaffi> dei Na¿fs Italiani (Torino, 1973), il cui patrimonio pittorico ammonta a circa milletrecento opere- commenta Sergio Todesco, antropologo, nonché direttore del Museo Regionale silvo-pastorale <G. Cocchiara> di Mistretta - hanno manifestato il loro interesse per la realizzazione di iniziative volte a valorizzare la memoria della figura paterna e della sua vicenda artistica ed esistenziale. A tale proposta la direzione del Museo ha prontamente aderito, elaborando un progetto relativo alla creazione di un eco-museo a Capizzi, strettamente collegato al museo mistrettese, con l’obiettivo di contribuire a far conoscere la peculiarità di tale produzione artistica, che ha avuto come soggetti i personaggi, gli ambiti culturali, le forme del lavoro e i contesti territoriali cui lo stesso Museo <Cocchiara> è dedicato, ossia le tradizioni agro e silvo-pastorali ed i loro storici protagonisti. Nella casa di Capizzi, opportunamente restaurata e rifunzionalizzata a contenitore museale, i visitatori potranno ammirare alcuni quadri originali e numerosi cimeli di famiglia dell’artista e saranno posti in grado, attraverso un articolato percorso multimediale, di compulsare l’intera sua produzione, visionabile su megaschermo collegato a una banca dati. Si ritiene che, attraverso tale iniziativa- conclude Sergio Todesco -potranno in futuro innescarsi processi di sviluppo e valorizzazione del territorio capitino, di cui la produzione artistica di Mancuso Fuoco, di grande pregnanza testimoniale, ha contribuito a delineare l’identità.
Per l’oriundo capitino l’opportunità di lasciare espatriare, attraverso i suoi crepitanti colori, la cultura nebroidea; i suoi segni eterogenei si fondono con cromie “siciliote” e si assemblano in unità: è l’amore per la sua terra la radice prima dell’espressività mancusiana.
Un diaframma pigmentario lascia dialogare le forme nella ricomposizione intuitiva di spazi che ritaglia lasciando vibrare il pennello. Spessori ed intrighi materici, insistentemente carezzevoli, fanno delle sue opere un capolavoro d’arte senza confini, che aggredisce le sensazioni con smagliature e colori individuali. Il senso connettivo della sua spazialità è la naturalezza la quale trova giustificazione nell’istintivo e bruciante desiderio di scavare dei motivi carpiti dal cuore pulsante dell’estrosità che allaccia e slaccia a suo piacere in un opus naïf.
Ambizioso artisticamente, denuncia attraverso la sua espressività visiva il conformismo artistico, mettendo in evidenza il talento tsunamico manifestato mediante una pittura a volte dai pigmenti anche marcati ma che porta l’osservatore ad un passo dalle sue opere; come dire, tutti i colori del mondo e tutto il mondo in un colore, quello dell’amata Sicilia, che sciaborda, incandescente, dai sensi in intime emozioni”.
portale di Maria Chiara Ferraù (EDSIC)
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