Nebrodi: operazione Batana
Sono ben 72 le persone raggiunte dall’avviso di chiusura dell’indagine nell’ambito dell’operazione “Montagna”, scattata la mattina del 22 marzo scorso e che portò all’arresto di 39 indagati. Fra questi anche elementi di spicco delle cosche mistrettesi e del clan dei batanesi di Tortorici. Con l’operazione “Montagna” gli inquirenti hanno svelato anche un inedito rapporto fra la famiglia mafiosa di Ristretta, notoriamente vicina a Cosa nostra e quella del clan dei Batanesi. In mezzo, la gestione degli appalti pubblici in diversi comuni dei Nebrodi come quello per il rifacimento e potenziamento del serbatoio Telegrafo e di un tratto dell’acquedotto comunale di Sant’Agata di Militello e i lavori per la rete di metanizzazione in diversi centri del territorio montano dei Nebrodi. Il sostituto procuratore della direzione investigativa antimafia, Fabio D’Anna, ha ricostruito in modo definitivo il complesso mosaico dell’indagine portato avanti dal collega Ezio Arcadi e si accinge ora a richiedere il rinvio a giudizio per i 72 indagati tra affiliati alle cosche malavitose, imprenditori e anche funzionari comunali.
Escono di scena, invece, alcuni sindaci e politici regionali citati nel voluminoso fascicolo che accompagnava i provvedimenti emessi lo scorso marzo e le cui posizioni erano apparse subito marginali rispetto all’impianto accusatorio. Dall’ordinanza si evince che le famiglie malavitose interessate agli appalti sarebbero due con strutture simili e collegamenti solidi rispettando la rispettiva zona di influenza.
Adesso le accuse dovranno passare al vaglio del Giudice per le Indagini Preliminari per decidere quanti e quali degli indagati finiranno sotto processo.
20 / 12 / 2007
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