Modica (Rg): Guarda avanti, e tutto ciò che ami svanirà. La mostra di Francesco Lauretta Sarà inaugurata il prossimo sette agosto alle 21 a Laveronica Arte contemporanea a Modica, nel ragusano, la mostra di Francesco Lauretta a cura di Elio Grazioli dal titolo: “Guarda avanti, e tutto ciò che ami svanirà”. L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 3 ottobre.
“Per Francesco Lauretta la pittura restituisce meglio di qualsiasi altro medium: stiamo per chiudere, affrettatevi ad uscire” I visitatori lo troveranno detto esplicitamente alla fine della mostra, al neon: “Uscite, uscite, stiamo chiudendo!”. Intanto, a riceverli ci sarà una gabbia, vuota. Doveva contenere un gallo da combattimento, di quelli sgargianti nei colori delle sue penne e aggressivi, cresciuti per la lotta: bella metafora dell’artista e dell’uso della pittura. Ma ora dov’è? Il doppio senso del titolo aiuta a comprendere: Ex stasis, assenza e estasi insieme, stasi e movimento insieme. Eccolo infatti lì accanto, in pittura, il gallo assente, ma ormai trasformato in pollo arrosto, non senza gustoso contorno di patate al forno. Ah, la carne è debole e caduca, nello stesso tempo in cui è succulenta e invitante! Ah, la morte è sempre in agguato! L’estasi è solo dello spirito. La morte incombe in questa mostra, ma la tonalità dell’arte di Lauretta è insieme allusiva e seducente, triste e impavida, assertiva ma aperta, decisa ma malinconica, non forza lo spettatore ma lo interroga, poeticamente, avvolgendolo, quasi raccontandogli una storia. Il quadro centrale, il quadro grande della mostra è uno di quelli con una processione tipica delle feste religiose siciliane, come Lauretta ne ha già dipinte, ma questa volta il momento passato – fotograficamente – è quello del cedimento, del crollo di alcuniportatori che rovinano sotto il peso del baldacchino che sta per cadergli addosso. Una festa che finisce male, una caduta che è immagine dei nostri tempi. L’apocalisse, com’è noto, è anche rivelazione – apo-calipsis –, svelamento. È forse quello a cui allude il ritratto che costituisce l’altro quadro della stanza, una sorta di centro eccentrico dell’esposizione: grottesco ma lucente, dal titolo illuminante: Lo splendore portato come un mantello. Una visione di un cimitero di lapidi segnate con soli numeri chiude la mostra
prima che la scritta al neon ci ingiunga di uscire al più presto. Si chiude dunque, ma che cosa veramente? La pittura, dicevamo, esprime meglio di qualsiasi altro medium questo stato delle cose, perché non lo rappresenta solamente ma lo è intrinsecamente. A!rettatevi, si chiude.
Elio Grazioli
03 / 08 / 2010
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