Carmelo, detto Melo, Mazza è stato assassinato ieri sera intorno alle 23 ad Olivarella nel territorio di San Filippo del Mela. Lo hanno inseguito e lo hanno colpito con diversi colpi di pistola a tamburo a pochi passi dal centro commerciale “Milazzo”. E’ stato ucciso mentre era all’interno della sua auto lungo il corso Aldo Moro, di fronte ad una palestra che frequentava abitualmente e da dove era appena uscito. La sequenza del delitto è stata filmata dalle telecamere del sistema di sorveglianza della stessa palestra. I video sono già stati acquisiti dai carabinieri per ordine del sostituto procuratore di Barcellona, Domenico Musto.
Probabilmente gli assassini hanno atteso al buio che mazza, conosciuto come l’uomo della Ferrari rossa, salisse sulla Smart e avviasse il motore della macchina per poi entrare in azione quando l’auto era già in movimento. Mazza, ferito mortalmente, ha perso il controllo della vettura che è finita contro un cancello della palestra, abbattendolo.
Anche il padre di Melo Mazza era stato ucciso nel corso di una guerra di mafia, nella stessa modalità in cui ieri è stato freddato il trentenne.
Melo Mazza, 30 anni, era un personaggio emergente della criminalità organizzata della famiglia mafiosa di Barcellona che lo scorso 30 gennaio era tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione antimafia “Pozzo”. L’uomo era accusato di estorsione ai danni di cantieri navali dell’area industriale di Milazzo. In quell’occasione Mazza riuscì a sfuggire alla cattura, salvo poi presentarsi in caserma qualche settimana dopo, accompagnato dal suo legale. Nel corso della perquisizione domiciliare presso la sua abitazione, comunque, i carabinieri gli avevano sequestrato una Ferrari del valore di circa 130 mila euro.
L’inchiesta, aveva portato alla luce una posizione rilevante di D’Amico nel gruppo barcellonese. I militari dell’arma, in particolare, hanno riscontrato l’infiltrazione del clan nei lavori pubblici in corso di realizzazione nella fascia tirrenica della provincia di Messina, attraverso l’imposizione di subappalti e forniture di materiali di imprese controllate da loro. Era stato uno dei due pentiti che hanno permesso l’Operazione Pozzo, il polacco Ariel Mroczhowsky, a fare il nome di Melo Mazza, soprattutto per un giro di estorsioni nei confronti di una azienda nautica di Giammoro.
portale di Maria Chiara Ferraù (EDSIC)
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