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Milazzo: Corona, ci può essere sviluppo sostenibile


“Il rispetto e l’estensione dei diritti della persona con la tutela dell’ambiente sono il fulcro dello sviluppo di qualità perseguito dalla Comunità Europea, dallo Stato Italiano, dalla Regione Siciliana.
Non è pensabile definire e costruire un modello di crescita economica che non tenga conto di questi due importanti fattori indispensabili per consolidare la coesione sociale della Regione e per garantire un futuro al nostro territorio e al nostro ecosistema.
In pratica, va anche adottato il principio della prevenzione e della precauzione con l’applicazione costante delle norme e delle leggi.
Confermo, a scanso di equivoci, riferendomi all’articolo “Si è rotta la cappa, del 2 giugno 2009”, che: “Rimango sempre più convinto che la piana del Milazzese non dovesse essere sede di industrie pesanti, bensì sarebbe stato un bene sfruttarla seguendo le sue naturali vocazioni”. Ma il punto condizionante, oggi è, che le industrie ci sono ed a loro va richiesto il rispetto normativo e legislativo. Con l’articolo sopramenzionato dichiaravo i motivi per cui era chiaro che il sistema adoperato precedentemente dalle industrie non aveva più senso, infatti affermavo: “la decisione finale spetta all’Edipower, o chiude smantella e bonifica, oppure interviene per costruire un’industria efficiente, anche con l’utilizzo di gas naturale, che possa garantire salute ai cittadini ed occupazione certa e duratura; alle Istituzioni ed alla politica spetterà il compito d’ufficio di vigilare sull’andamento”. E questo è stato fatto e lo conferma il “decreto AIA” firmato dal Ministro Prestigiacomo in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, del quale riporto alcune sintetiche prescrizioni per l’Edipower: presentazione dei progetti per il sistema combinato cogenerativo con l’utilizzo del metano per i gruppi 3 e 4 oppure l’abbattimento dei gruppi e la bonifica del suolo e del sottosuolo entro il 2014; trattamento del 100% dei fumi per i gruppi 1,2,5,6 ed i relativi controlli, viene articolato e definito tecnicamente il bypass esistente da anni per i gruppi 5 e 6. L’ISPRA interverrà con l’ente locale per effettuare i controlli ambientali; prove di laboratorio per l’olio combustibile denso da utilizzare nei bruciatori della Centrale Termo Elettrica; controlli dei fumi ai camini C1, C2, C3, ed il monitoraggio dei microinquinanti organici ed inorganici; viene resa obbligatoria la rete di monitoraggio; vengono dettate le condizioni per il restyling della centrale. Insomma, si è finalmente intervenuto per decreto Ministeriale con puntuali prescrizioni, per un adeguamento integrato della centrale non potendo operare differentemente; è evidente che non esistono leggi per obbligare un’industria: “chiudi e smantella gli impianti”.
Questo lavoro è stato una prova d’insieme, di lavoro tattico ed operativo dei vari esperti, alla ricerca dei buchi tecnici dell’industria(molti) e delle soluzioni da apportare(poche),visto che la stessa proprietà ha dichiarato gli impianti “obsoleti” e il non ritorno economico degli investimenti “alti” da effettuare per i pochi anni di vita futura dell’industria. Il tutto ha richiesto un notevole lavoro del gruppo istruttore, parecchie riunioni tecniche e diverse conferenze di servizio. A niente sono valse le interferenze esterne ed i tentativi del ricatto occupazionale.
Una riflessione politica ad alta voce, obbligare l’industria ad essere competitiva rispettando l’ambiente è la chiave di volta per evitare il trasferimento delle industrie stesse in paesi compiacenti.
Sembra paradossale, ma non lo è.
Per rispettare l’ambiente è necessario utilizzare meno energia per produrre lo stesso prodotto. Significa produrre meno rifiuti, quindi utilizzare meno materie prime per produrre lo stesso prodotto.
Significa disporre di un sistema al contorno avanzato la cui tecnologia si trova ancora nel nostro paese, ma non in altri.
Per l’industria vale una sola grande regola : evolversi o morire. Chi non vuole evolversi ha già scelto di smantellare, di creare disoccupazione, di desertificare un territorio, Bagnoli docet.
Quindi l’azione può avvenire solo attraverso l’innovazione, la ricerca, il ripensamento delle tecnologie produttive ed a patto che si intervenga prontamente e in maniera efficace sulla pesante eredità del passato. A tal proposito lo slancio al settore delle bonifiche che auspicavamo dopo l’avvio del sito di interesse nazionale purtroppo non si è ancora avviato, e per questo dovremo intervenire, anche pensando che i costi non possono ricadere sui molti non inquinatori e che i danni causati dall’inquinamento alle persone ed alle opere debbono essere calcolati e pagati dall’inquinatore. “Convivere cittadini e industria” cercando di riparare al meglio gli errori del passato è un obiettivo ambizioso, lo stesso però è un significato minimale dello “sviluppo sostenibile” al quale noi miriamo e operiamo per il raggiungimento nel breve periodo, e cioè tra pochi mesi con il decreto alla Raffineria di Milazzo, con lo svolgimento dei compiti dell’AIA regionale per le industrie ricadenti in tale ambito, con il riassetto ambientale auspicabile per le aree ASI e la definizione del “Piano di azione” in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente a seguito dell’applicazione del D.Lgs 351 del 1999 attuativo della direttiva 96/62/CE.
Non ci può più essere un altro caso Sacelit!!”

Roberto Corona

23 / 12 / 2009



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