Messina: sequestro di beni per 20 milioni di euro
Venti milioni di euro è il valore dei beni sequestrati ad un imprenditore di Capizzi, ritenuto affiliato alla cosca mistrettese dei Rampulla. Sono finiti sotto sequestro un villaggio turistico a 4 stelle, 625 mila metri quadrati di terreno e un intero allevamento di bovini. Il sequestro è stato disposto dal tribunale di Messina che ha accolto le risultanze investigative della Dia e dei Ros.
Un duro colpo ai patrimoni, ritenuti acquisiti illegalmente dalla criminalità organizzata messinese. Uno dei più ingenti sequestri mai avvenuti sui Nebrodi.
I beni sono riconducibili a Mario Giuseppe Scinardo, 43 anni.
L’uomo è stato recentemente rinviato a giudizio nell’ambito dell’operazione antimafia Montagna ed è ritenuto un elemento di spicco del gruppo mistrettese che aveva le sue diramazioni anche sul versante tirrenico della provincia, ramificatosi sino a Caronia ed Acquedolci.
Secondo le indagini, Scinardo era collegato al boss Sebastiano Rampulla, fratello di Pietro, già condannato per aver confezionato l’esplosivo utilizzato nella strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Falcone e gli uomini della sua scorta.
Proprio nell’agriturismo “Belmontino” (uno dei principali beni finiti sotto sequestro), è stato accertato che il 29 ottobre del 2003 si tenne un summit di malavitosi cui presero parte, tra gli altri, Sebastiano Rampulla, Pietro Iudicello, Vito Rampulla, Carmelo Bisignano e Carmelo Barbagiovanni. Inoltre, secondo una informativa dei Ros del 2006, emerge che Scinardo offrì supporto logistico al latitante catanese Umberto Di Fazio.
Su queste basi la Dia ha ottenuto il provvedimento di sequestro di beni che riguarda proprietà intestate allo stesso Scinardo ed alla moglie Nellina Letizia. I sigilli sono scattati per terreni agricoli con annessi fabbricati rurali di contrada Belmontino Soprano, ad Aidone.
Inoltre, sono finiti sotto sequestro anche il villaggio turistico Belmondino, un’attività con 300 posti ristorazione ed 80 posti letto e l’azienda agricola composta da 180 capi di bestiame.
Un sequestro ritenuto fondamentale dagli inquirenti che, in questo modo, puntano ad aggredire i patrimoni illeciti. Una strategia importantissima nel contrasto a Cosa Nostra.
03 / 07 / 2008
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