Messina: operazione “Pilastro”, domani i primi interrogatori
Si svolgeranno domani i primi interrogatori dell’operazione “pilastro”, condotta dai carabinieri di Messina e che ha svelato i retroscena della latitanza del boss Giuseppe Mulè, sgominando un gruppo che taglieggiava imprenditori edili e commercianti cittadini. Il gip Antonino Genovese sarà a Gzzi domani per interrogare le nove persone finite in carcere. Diverse le accuse: associazione mafiosa, estorsione, detenzioni di armi e droga. Intanto non è stata ancora rintracciata la decima persona a cui era destinato il provvedimento di custodia cautelare in carcere. Nell’inchiesta risultano anche altri due indagati.
Le indagini erano iniziate nel 2006 a seguito delle denunce di alcuni imprenditori che avevano subito danneggiamenti ed incendi di mezzi nei loro cantieri. Proprio in quel periodo Giuseppe Mulè era tornato a Messina e avrebbe iniziato ad organizzare l’attività del gruppo criminale. Secondo gli investigatori, Mulè avrebbe cercato di estendere la sua influenza anche nella zona sud della città. Un imprenditore, secondo le indagini, sarebbe stato costretto a pagare duemila euro, un altro avrebbe consegnato materiale edile e denaro e un altro ancora in più occasioni avrebbe consegnato tre mila euro. C’era anche chi si opponeva.
Durante le indagini è emersa anche la figura dell’imprenditore Antonino Giannetto, raggiunto anche lui dall’ordinanza. Secondo gli investigatori Giannetto aveva un rapporto di mutuo scambio con l’organizzazione di Mulè che, da una parte, imponeva alle altre imprese le forniture di materiali della ditta di Giannetto e dall’altra lo costringeva a versargli parte dei proventi delle vendite.
Il gruppo criminale non si occupava solo di estorsioni, ma anche di detenzione ai fini di spaccio di droga.
15 / 06 / 2008
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