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Messina: la società “Stretto di Messina”


Dal Governo nazionale e da quello regionale siciliano fanno sapere, da tempo ormai, che il ponte sullo Stretto di Messina si farà. Premmesso questo è necessario anche fare delle considerazioni sulla società stretto di Messina, la cui costituzione fu autorizzata con la legge n.1158 del 17 dicembre del 1971. Passarono poi dieci anni prima che la società fosse effettivamente costituita. Era il 1981. Il capitale viene versato per il 51% dalla società Italstat dell’Iri e dalle Ferrovie dello Stato, Anas, Regione Siciliana e Regione Calabria per il 12,25% ciascuno. Primo presidente del Cda era stato il socialista Oscar Andò, al quale succedette l’editore della Gazzetta del Sud, Duilio Calarco, rimasto in carica fino al 2002. Fino a quell’anno la storia della società…non esiste quasi. Nel 2002, con il Governo Berlusconi con il ministro delle infrastrutture, Lunardi l’oggetto sociale della società ridiventa di attualità. Gli azionisti pubblici cambiano e si ridistribuiscono le partecipazioni. Fintecna acquisice il 51% dell’Italstat cui aggiunge un altro 4,5%. L’Anas scende al 7,70%, Rete Ferrovie Italiane acquisisce il 12,25%, le Regioni Sicilia e Calabria mantengono i loro rispettivi 12,25%. Pietro Ciucci è nominato presidente e Amministratore delegato. Il suo compito è di realizzare l’oggetto sociale. E lui si dà da fare. Per prima cosa nomina uno staff col compito di promuovere i vantaggi del ponte e rintuzzare gli attacchi che provengono da più parti. Il costo dell’opera, illustrata in parlamento dal ministro Lunari, è stimato in 4 miliardi e 600 milioni di euro per il ponte e i raccordi. Tenuto conto dell’inflazione, il fabbisogno finanziario è stimato in 6 miliardi di euro. Il 40% del fabbisogno sarebbe coperto con l’aumento di capitale della società e il restante 60% attraverso project financing mediante contratti in più tranche sul mercato internazionale dei capitali. La società aumenta poi il suo capitale utilizzando parte dei fondi strutturali 2000-2006 del PON (Piano operativo nazionale) e dai Por (piani operativi regionali) e bandisce la gara internazionale per individuare il general contractor cui affidare la progettazione e la costruzione del ponte. Nell’ottobre del 2005 la gara d’appalto viene vinta dalla società Impregilo, alle cui spalle ci sono un paio di banche di prestigio internazionale e i maggiori istituti di credito italiani. Il 27 marzo del 2006 le due società stipulano il contratto di assegnazione. Nel frattempo Anas e Rfi sottoscrivono un accordo di programma con i ministri Lunari e Tremonti e i rappresentanti regionali di Sicilia e Calabria. L’Anas si impegna a concedere uno spazio sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria all’altezza del Forte Piale nei pressi di Villa San Giovanni per montare il grande cantiere del ponte, mentre Rfi si impegna a realizzare una variante della linea ferroviaria in corrispondenza di Cannitello.

Frattanto, il nuovo Governo, presieduto da Prodi, è contrario alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Al momento dell’approvazione del primo strumento politico finanziario della nuova compagine, cioè la Finanziaria 2007, si stabilisce che l’ANAS è autorizzata ad incorporare, entro il 31 marzo 2008, la Stretto di Messina S.p.A.rilevando le partecipazioni azionarie detenute da altri per prezzi corrispondenti agli importi dei relativi versamenti già effettuati. La società avrà per scopo lo svolgimento di attività di programmazione, progettazione realizzazione e valorizzazione di opere infrastrutturali con particolare riferimento al sistema dei nodi logistici e intermodali della piattaforma territoriale strategica transnazionale Calabria-Sicilia e agli hub portuali di Gioia Tauro ed Augusta. La legge infine stabilisce che entro il 31 marzo di ogni anno, su direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri competenti del settore, è approvato l’atto di indirizzo per l’individuazione delle priorità di intervento della società. Restituito ai vecchi azionisti il capitale interamente versato, fra cui un miliardo e cinquecento milioni di euro a Fintecna, l’ANAS ora detiene l’ottanta per cento del capitale della Stretto di Messina S.p.A. ed è in attesa dell’atto di indirizzo del Consiglio dei Ministri, Che dovrà indicare le linee strategiche della società, ricapitalizzarla, recuperando i fondi vincolati per legge a finanziamento di opere con ritorno dell’investimento, come nel caso della costruzione e gestione del Ponte e riconcederle ampia autonomia. (fonte Giuseppe Salmè)

25 / 05 / 2008



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