Mendicino (Cs): il docufilm di Palmeri sulla vita di Cimarosa vince il festival internazionale del cortometraggio “Lo chiamavano Zecchinetta”, il docufilm del regista Nicola Palmeri sulla vita di Tano Cimarosa, ha vinto la sezione “miglior documentario” della quinta edizione di “Mendicino corto”, festival internazionale del cortometraggio che si tiene proprio a Mendicino.
Il documentario dell’attore siciliano ripercorre la lunga carriera di Cimarosa attraverso la voce di Gregorio Napoli e le testimonianze di Giuliano Gemma, Nino Frassica, Leo Gullotta, Tony Sperandeo, Tiziana Lodato, Gilberto Idonea, Steve Della Casa, Franco Nero e tanti altri artisti e attori, amici di Tano Cimarosa. La colonna sonora è stata realizzata appositamente da Michele Segretario, tastierista della band siciliana “Cordepazze”.
“Conobbi Tano Cimarosa – racconta Palmeri – nel 2006 a Barcellona Pozzo di Gotto nel meraviglioso parco museale in occasione del festival cinematografico Jalari, dove lui era ospite. Ricordo con piacere che Tano era contentissimo che si stesse pensando ad un lavoro sulla sua vita e si mise subito a disposizione. Lo raggiunsi nella sua casa romana: mai avevo visto un posto del genere: era come se vivesse dentro un album fotografico. Era surreale. Tutte le pareti erano ricoperte da foto di scena, foto con attori, con amici, locandine di film e poi tanti puti, tutti realizzati da lui con materiali vari. Perfino in bagno c’erano foto e pupi – continua Palmeri – ma non erano solo i classici pupi siciliani, i paladini, ma pupi che rappresentavano vari mestieri e diversi personaggi. Mi raccontò la sua vita, dal suo mestiere di puparo al teatro, al cinema, al ritorno a fare i pupi per passione e per passatempo. Naturalmente – prosegue il regista – portare a termine il lavoro presentava diverse difficoltà, prima fra tutte la mancanza di un finanziatore. Nonostante ciò la voglia era tanto motivata soprattutto dalle aspettative che Tano aveva riposto nel mio lavoro. Allora piano piano quando capitava di incontrare un personaggio che aveva avuto a che fare con lui, lo intervistavo e conservavo l’intervista. Si tratta quindi di un lavoro lungo, realizzato col contagocce e con tanta passione. E anche con l’aiuto importante di tutti gli amici di Tano, disponibili ad essere intervistati. Fra tutti anche Gregorio Napoli era entusiasta, grande critico cinematografico scomparso nel 2010. Mi ospitò nel suo mitico studio a Palermo, lo stesso dove Ciprì e Maresco avevano girato alcune sequenze del loro capolavoro dedicato a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. La scelta di Gregorio Napoli è nata assieme all’idea di dare un certo taglio al documentario. Quando dissi al caro Napoli che avevo scelto lui per una sorta di vice narrante, al fianco degli altri personaggi noti, lui felicissimo mi disse: Palmeri, sono liquefatto”.
Il progetto su Tano Cimarosa non è soltanto un documentario, ma anche un dvd pieno di altri contenuti. C’è una fotogallery, una sorta di backstage ed è ricco di scene ed interviste che poi non sono state inserite nel film per problemi legati alla durata.
“Rimane la testimonianza di un uomo, un puparo – continua il regista Palmeri – non solo un caratterista, ma un grande attore siciliano che ha fatto tanto cinema e che ha rappresentato la Sicilia, più di quanto si possa pensare”.
01 / 02 / 2011
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