Mazzarino (Cl): la sala operatoria è chiusa, lui muore. Scatta la protesta Non si placa la protesta a Mazzarino, comune in provincia di Caltanissetta, dopo la morte di un giovane coinvolto in un incidente stradale, che i medici non avevano potuto soccorrere per la chiusura della sala operatoria. Tutti i negozi, stamani, sono rimasti chiusi. Dimostranti occupano dalla notte scorsa la strada 626 Caltanissetta-Gela, dove lo svincolo di Judica e altri bivi sono stati bloccati con autovetture e trattori.
A scatenare la rabbia della popolazione di Mazzarino, la vicenda di Filippo Li Gambi, 23 anni. Il giovane giovedì scorso aveva auto un incidente con la sua motocicletta e nella caduta si era gravemente ferito una gamba. Il giovane era stato trasportato all'ospedale "Santo Stefano" del paese, ma i medici non avevano potuto intervenire perché la sala operatoria è chiusa da diversi mesi per mancanza di personale. Li Gambi era quindi stato trasferito al "Sant'Elia" di Caltanissetta, dov'era deceduto subito dopo il ricovero, probabilmente a causa dell'imponente emorragia.
Ieri sera, subito dopo i funerali, il padre del ragazzo, Giovanni Li Gambi, si era incatenato nell'ospedale di Mazzarino. I suoi concittadini, solidali con lui ma allo stesso tempo indignati per il disservizio che la chiusura della sala operatoria comporta, nella notte sono scesi in piazza.La strada 626 è occupata dalla mezzanotte circa, e in mattinata i blocchi sono stati organizzati in più punti della Caltanissetta-Gela.
I tre abitanti di Mazzarino (Cl) che ieri si erano incatenati chiedendo che l'ospedale cittadino non sia declassato, come prevede il piano regionale sanitario, hanno cominciato uno sciopero della fame. Giuseppe Ciancio, Ugo Di Dio e Gennaro Ruvio, che stamane ha avuto un malore, si erano incatenati ieri davanti l'ospedale. A loro si era aggiunto Giovanni Li Gambi, padre di Filippo il giovane morto dopo un incidente stradale e portato nell'ospedale di Caltanisseta perché la sala operatoria del "Santo Stefano" di Mazzarino era chiusa.
"Sono molto amareggiato. La morte di un giovane in seguito a un incidente stradale non può essere utilizzata per indegne strumentalizzazioni. Quella di Mazzarino é una protesta gravissima perché vengono raccontate ai cittadini cose non vere". Lo dice l'assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, intervenendo sulle polemiche dopo la morte di Filippo Li Gambi.
"E' in corso un'inchiesta della magistratura - aggiunge - e anche l'assessorato ha avviato una indagine parallela per verificare se sono state seguite tutte le corrette procedure e se il successivo trasferimento all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta è avvenuto con la tempestività necessaria. In tempi brevi sarà fatta chiarezza sulle reali responsabilità della morte del giovane Filippo Li Gambi ma nel frattempo è da irresponsabili sobillare i cittadini, dicendo o facendo credere cose che non corrispondono alla realtà. L'ospedale Santo Stefano di Mazzarino non è mai stato chiuso ma in ogni caso, con i suoi 32 posti letto, non è una struttura adeguata a trattare casi di tale complessità e non certo per effetto dell'ultima rimodulazione della rete ospedaliera, che peraltro é ancora da eseguire".
"Non mi presto - prosegue Russo - a queste strumentalizzazioni, se qualcuno vuole continuare a creare allarmismo sociale, scrivendo perfino che questo giovane è la prima vittima del decreto Russo, se ne assumerà tutte le responsabilità nelle sedi opportune".
Senza entrare nel merito della vicenda di Li Gambi, il presidente regionale per il Lazio dell'Associazione anestesisti e rianimatori (Aaroi), Quirino Piacevoli, rileva che "l'ambulanza ha il dovere di accompagnare il ferito al pronto soccorso più vicino, salvo indicazioni diversa da parte della centrale operativa del 118".
Il personale a bordo dell'ambulanza, ha aggiunto, "ha l'onere di soccorrere il ferito secondo le proprie capacità. Chi ha il compito di organizzare e smistare i feriti è la centrale del 118". Per quanto riguarda l'ospedale, anche se la sala operatoria è chiusa il chirurgo è tenuto a operare anche nella struttura di pronto soccorso. Quest'ultima deve essere quindi pronta ad accogliere pazienti che hanno bisogno di interventi salvavita.
"In caso di traumi come quelli da incidenti stradali la mortalità varia a secondo dell'organizzazione e delle regole. La mortalità da traumi, a parità di lesioni, può variare dal 40 al 20 per cento - dice Giuseppe Nardì, responsabile dell'unità operativa complessa choc e trauma del San Camillo di Roma - Fino a non più di un anno e mezzo fa, queste cose succedevano anche a Roma. La situazione nel Lazio è cambiata con la legge 420 del luglio 2007, entrata in vigore il primo giugno 2008. Una legge che ha razionalizzato il sistema stabilendo preventivamente come e dove affrontare le varie emergenze". (fonte Siciliainformazioni)
27 / 08 / 2009
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