Mafia: sequestri tra Sicilia e Umbria Ammonta a due milioni e mezzo di euro il valore dei beni sequestrati dagli uomini della Dia tra Sicilia e Umbria. Il provvedimento è stato eseguito nell’ambito delle indagini sull’individuazione e l’aggressione dei patrimoni mafiosi, attività commerciali e beni immobili, intestati a prestanomi e fiancheggiatori della cosca mafiosa palermitana del quartiere palermitano Resuttana, con a capo le famiglie Madonia e Di Trapani, ed a quella di Partinico, attualmente controllata dal boss latitante Domenico Raccuglia. Lo Stato sequestra i beni ai mafiosi ma i clan, attraverso imprese gestite da familiari o prestanome riescono a rimpossessarsene attraverso vie legali, come le aste giudiziarie. E' uno degli aspetti emersi dall'operazione della Dia che ha portato al sequestro in Sicilia e in Umbria di per beni per 2,5 milioni di euro. Indagando su Salvatore Lo Cricchio, condannato per estorsione aggravata e continuata, la polizia giudiziaria ha accertato che nel 1993, a seguito del fallimento delle attività dell'uomo, alcuni beni, tra cui un terreno a Partinico (Pa), vennero venduti due anni dopo all'asta giudiziaria: ad acquisirli fu una impresa i cui titolari erano legati da vincoli di parentela alla famiglia dei Di Trapani, di cui faceva parte Lo Cricchio. Nel 2002 il figlio di Lo Cricchio, senza redditi, rientrava in possesso dei terreni, acquistandoli dall'impresa 'familiare' per una cifra irrisoria. Il sequestro dei beni è stato effettuato in base ai provvedimenti emessi dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, su richiesta dei sostituti procuratori della Dda Domenico Gozzo, Gaetano Paci, Dario Scaletta e Antonio Ingroia. Per investire il denaro illecito in Umbria, Cosa nostra si sarebbe rivolta a persone esterne all'organizzazione, professionisti ed esperti di gestione finanziaria anche a scapito della segretezza, non essendoci legami di sangue o vincoli tradizionali come quelli tra clan. E' quanto emerge dall'operazione della Dia condotta tra la Sicilia e l'Umbria, che ha portato al sequestro di beni per 2,5 milioni di euro. Secondo gli investigatori Salvatore Lo Cricchio, condannato per estorsione aggravata e continuata e ritenuto affiliato alla storica famiglia mafiosa dei Di Trapani, avrebbe affidato il denaro del clan a Paolo Faraone, palermitano trapiantato a Terni, che avrebbe investito i capitali nella provincia umbra, dove la Dia, in collaborazione con il comando locale dei carabinieri, ha sequestrato due magazzini, un box, una palazzina di sei appartamenti, un altro appartamento e due complessi aziendali. Gli altri beni sequestrati, riconducibili a Lo Cricchio anche attraverso la moglie e i figli, sono un appartamento di 5,5 vani e il capitale sociale di una società di servizi a Palermo; due appezzamenti di terreno a Balestrate; un vasto appezzamento di terra Partinico. Valore circa 2 milioni di euro. Beni per 500 mila euro sono stati sequestrati, nell'ambito della stessa indagine della Dia, anche a Leonardo Baucina, 48 anni, arrestato due anni fa per associazione mafiosa: due appezzamenti di terreno, un fabbricato e un magazzino agricolo a Partinico. (fonte Sinformazioni)
04 / 01 / 2009
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