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Mafia: Cosa Nostra aveva deciso di uccidere Mannino


Cosa nostra, sotto la guida di Totò Riina, dopo l'attentato a Giovanni Falcone, aveva programmato di uccidere l'ex ministro Dc, Calogero Mannino. Il piano era stato affidato a Giovanni Brusca. Ed è lui stesso che oggi svela questo progetto davanti ai giudici del tribunale di Palermo che processano l'ex generale Mario Mori e il colonnello Mauro Opinu, accusati di favoreggiamento alla mafia.

"Dopo Falcone - dice Brusca - dovevamo passare a Mannino. Ma improvvisamente ho avuto lo stop da Riina. Quello che poi mi colpì fu la strage di Borsellino di cui prima non avevamo parlato". Il pentito, rispondendo alle domande della difesa di Mori, ha detto di non sapere a chi venne consegnato un 'papello' cioé una lista di richieste che Riina avrebbe fatto per far cessare la strategia stragista avviata con l'omicidio di Salvo Lima e l'attentato a Falcone.

Il collaboratore ha detto di non conoscere i nomi dei politici che in quel periodo "si erano fatti sotto" con Riina. Inoltre, Brusca sostiene di non aver letto il 'papello' e di non sapere il suo contenuto. "Riina mi parlava - dice Brusca - di revisione di processi, di confisca di beni, ma non mi diceva nulla sul carcere duro perché ancora non era stato applicato. Non sono in grado di riferire - prosegue il pentito - se Borsellino era venuto a conoscenza dell'esistenza della trattativa". Brusca riferisce inoltre di non conoscere cosa "avrebbe garantito il 'terminale' della trattativa a Riina".

Il deputato dell'Udc Calogero Mannino, a proposito delle dichiarazioni di Giovanni Brusca su un piano orchestrato dalla mafia per uccidere l'ex ministro dopo l'assassinio di Giovanni Falcone, ha detto che il pentito "ha ripetuto anche al processo Mori dichiarazioni che aveva già rilasciato in altri processi. Soprattutto in quello da me sostenuto davanti alla Corte di Appello di Palermo. La sentenza di piena assoluzione pronunciata dalla Corte di Appello

di Palermo - dice Mannino - motiva: 'Quanto al progettato omicidio di Mannino Calogero, il Brusca ha chiarito che vi era per lui... in quella stagione l'obbiettivo di colpire colui che nel corso della sua carriera aveva avversato pubblicamente Cosa nostra... Se però si aggiunge che è lo stesso Brusca Giovanni ad avere affermato che il Mannino non ha mai posto in essere specifiche, concrete e precise condotte di favore per Cosa nostra, deve concludersi in sintonia con il Tribunale che l'imputato sia entrato nel mirino dell'associazione criminale anche e soprattutto per le pubbliche posizioni assunte contro il sodalizio mafioso, non essendo emersi in giudizio, né provati dall'accusa, elementi idonei che si trattava solo di apparenze e non di motivate e convinte prese di posizioné". "Penso - conclude Mannino - che le dichiarazioni e la lettura che ne hanno fatto Tribunale e Corte di Appello siano bastevoli per dare luce a un episodio della strategia terroristica che Cosa nostra adottò all'inizio degli anni 90". (fonte Siciliainformazioni)


24 / 05 / 2009



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