La Total, padrona della raffineria Lindsey Oli di Grimsby nel Lincolnshire in Inghilterra ha affidato importanti lavori di costruzione all'azienda italianIrem. E i lavoratori inglesi hanno incrociato le braccia per protesta. In tutto il paese. "Lavoro ai britannici in Gran Bretagna", è lo slogan che unisce i vari picchetti disseminati dalla Scozia al Galles.
"Il problema non sono i lavoratori stranieri", ha detto Bobby Buirds, delegato scozzese di Unite, la maggiore sigla sindacale britannica, "ma le aziende straniere che discriminano i lavoratori britannici". In mattinata centinaia di operai della raffineria scozzese di Grangemouth, gigante di proprietà della British Petroleum, hanno scioperato in seguito a una riunione mattutina del collettivo. Il caso della Irem - che ha vinto un appalto da 220 milioni di euro e ha portato sul posto forza lavoro italiana e portoghese - è diventato quindi la classica goccia che fa traboccare il vaso. "Se i lavori a contratto presso la raffineria di Grangemouth non dovessero essere rinnovati - ha spiegato Buirds - l'alternativa sarebbe cercare lavoro a sud. Ma i posti ora sono già occupati dagli stranieri e le opportunità diminuiscono. Questa è una battaglia per il diritto di lavorare nel nostro paese: il razzismo non c'entra". Ieri, però, qualche parola di troppo è scappata. "Gli italiani fanno errori e ignorano le norme di sicurezza", aveva detto un operaio di 29 anni di Grimsby al Daily Express. E poi la questione salariale: girava voce che gli stranieri "costassero meno". Pettegolezzo prontamente smentito dalla Total, che gestisce l'impianto e che ha subito precisato che i lavoratori dell'Irem verranno pagati ai livelli britannici, nei termini concordati con i sindacati per la preesistente forza lavoro. Il caso si sta tramutando in una spina nel fianco per il governo britannico. In primis perché i lavoratori usano come slogan le parole usate dal primo ministro Gordon Brown - che aveva promesso "lavoro ai britannici in Gran Bretagna". "Quello che vogliamo", ha detto oggi un manifestante, "é che Brown mantenga le promesse". E in seconda istanza perché la società italiana Irem ha vinto correttamente l'appalto dopo aver 'battuto' cinque aziende britanniche e una continentale. Gordon Brown, parlando a Davos, ha detto di "capire" le ragioni dei lavoratori e ha ribadito il suo impegno a sostenere l'economia britannica facendo "tutto il possibile". Hilary Benn, ministro per l'Ambiente, ha intanto dichiarato che "i lavoratori britannici si meritano una risposta". "Potete capire l'indignazione morale di queste persone", ha sottolineato Derek Simpson, co-segretario di Unite, "che vedono impiegata forza lavoro straniera mentre loro restano disoccupati".
"Interverrò presso il ministero degli Esteri, perché voglio chiarire i contorni della vicenda dello sciopero in una raffineria inglese contro i lavoratori di una società siciliana". Lo affermato il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, commentando le notizie di stampa sulle proteste di lavoratori inglesi per una commessa vinta dall'azienda siracusana Irem spa per opere di alta specializzazione. "Se fossero confermate le notizie in merito a odio xenofobo contro i siciliani - ha aggiunto il governatore - non avremmo esitazioni ad interrompere le trattative con il gruppo Erg-Shell che, dall'Inghilterra, propone di realizzare un rigassificatore proprio nella provincia di Siracusa, a Priolo".
"La vicenda delle proteste delle maestranze inglesi che temono ripercussioni occupazionali per via dell'arrivo dell'Irem è fortemente emblematica delle tensioni che attraversano, ad ogni latitudine, il mondo del lavoro in questo difficilissimo periodo". Lo ha detto il presidente del Distretto della Meccanica Siciliana, Guglielmo Drago, il Consorzio del quale la Irem è socio assieme ad altre 150 imprese di ogni dimensione attive nei poli industriali siciliani di Siracusa, Gela e Milazzo. "All'azienda siracusana, che con l'acquisizione di questa importante commessa ha dimostrato - ha aggiunto - come le imprese siciliane sappiano essere competitive su scala internazionale, va tutta la nostra solidarietà per gli attacchi dei quali è stata fatta ingiustamente oggetto". "Le nuove opportunità che la dimensione di un'Europa unita ha creato - ha concluso Drago - non possono essere considerate tali solo quando aziende straniere vengono a lavorare nel nostro Paese. L'Irem, d'altra parte, ha nel suo dna una spiccata vocazione all'internazionalizzazione che negli anni l'ha portata ad acquisire commesse, anche molto importanti, in diverse aree del mondo".
"Siamo costantemente in contatto sia con le nostre maestranze in Inghilterra che con le famiglie qui in Italia. Ovviamente attualmente il cantiere è in stand by ed attendiamo indicazioni da parte della nostra committente ". Lo ha detto all'ANSA Giovanni Musso, il vice presidente della Irem. "I nostri lavoratori sul posto ci riferiscono di un clima teso - ha proseguito Musso - ma confidiamo sul fatto che presto la situazione possa far registrare una positiva evoluzione. E' anche il caso di specificare come dei 220 milioni di euro complessivi dell'appalto la commessa che la nostra si è aggiudicata è di circa 17 milioni di euro. Quattro mesi la durata dell'appalto con scadenza prevista il 30 aprile". "Abbiamo iniziato a lavorare all'inizio dell'anno e sino a qualche giorno fa - ha proseguito - non si era registrato alcun problema. Come nostra abitudine abbiamo anche avviato sul posto un proficuo dialogo con il sindacato inglese e con gli stessi lavoratori. Non so spiegarmi sinceramente cosa sia accaduto e cosa possa spostare negli equilibri più generali una commessa di queste dimensioni per un periodo di tempo così contenuto alla quale stanno lavorando un'ottantina di persone, in larghissima parte italiana e qualche portoghese". (fonte Ansa)
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