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Incendi: un imprenditore “denuncia” le istituzioni

Siamo nel pieno della stagione invernale e forse è un po’ troppo presto per parlare di emergenza incendi. Ma l’estate scorsa la Sicilia è stata per diverse settimane nella morsa del fuoco. Incendi sono stati appiccati in tutta l’isola. Addirittura si sono registrate delle morti a Patti all’agriturismo del Falco, raggiunto dalle fiamme. Sono morte cinque persone. Le forze dell’ordine avevano condotto delle indagini che avevano portato all’arresto di due pastori. Ma loro con il rogo appiccato non c’entravano nulla. Lo ha dichiarato il giudice del tribunale qualche giorno fa e i due sono stati rimessi in libertà.
Secondo quanto dichiarato dalla protezione civile, non è stato possibile spegnere gli incendi poiché non c’erano abbastanza canadair, alcuni addirittura sono stati fatti arrivare dalla Francia, ma è stato comunque troppo tardi. Si potrebbero evitare danni così ingenti alla natura e alle persone? Se lo chiedono in tanti, ma per l’imprenditore Carlo Gaiero la risposta è si. In un documento inviatomi dallo stesso Gaiero si legge un’accorata quanto sconcertante denuncia verso lo Stato e le istituzioni che gli fanno scrivere: “Avrei dovuto andare via io, per sempre, da questo Paese, non andare all’estero a cercare strumenti e metodi da portare in Italia per aiutare a difendere il Patrimonio ambientale nazionale”. Secondo quanto si legge nel diario/denuncia dell’imprenditore nato ad Alba nel 1951, nel 1999 il dipartimento della protezione civile avrebbe deciso, dopo i disastri del 1998, di sperimentare nuovi mezzi aerei e nuovi metodi operativi. Tali metodi erano quelli di Carlo Gaiero e sono stati provati in Basilicata. Qui la percentuale degli incendi si è ridotta del 64,87% e il costo del servizio, per tre aeroplani Dromader/Avianord per tre mesi è stato di 2.783.000.000 di vecchie lire. In Sardegna, invece, per un solo super elicottero americano SH64 per tre mesi sono stati spesi 7.600.000.000 di lire e 9.085.000.000 per due elicotteri russi MI26T, sempre per tre mesi in Calabria. Secondo le statistiche i risultati ottenuti dai Dromader/Avianord sono i migliori degli ultimi trent’anni. Il metodo “Avianord” consisteva nel fare “pattugliamento armato”, cioè volare nelle giornate e nelle ore più a rischio. Come spiega l’imprenditore Gaiero i Dromader dell’Avianord viaggiavano con il carico di estinguente già a bordo per intervenire immediatamente prima che l’incendio diventasse incontrollabile. Inoltre, il volo a bassa quota – scrive Gaiero – è un ottimo deterrente contro i piromani che possono essere avvistati dall’alto e segnalati via radio alle locali forze dell’ordine.
La sperimentazione è stata valutata dalla commissione della protezione civile nel 1999. La presidenza del consiglio dei Ministri, dipartimento della protezione civile, ha concluso che, come si legge testualmente, il servizio di ricognizione “armata”, peculiarità degli aerei Dromader, può consentire un tempestivo intervento sui principi di incendi, oltre che attivare con urgenza il servizio a terra a condizione che sia perfezionato il necessario coordinamento. Il documento è datato 15 ottobre 1999.
Nonostante queste conclusioni positive, l’anno successivo la protezione civile ha deciso che gli aerei della Avianord dovevano rimanere chiusi negli hangar.
“Con gli stessi soldi – 40 miliardi di lire – che il dipartimento della protezione civile – scrive Gaiero – spende per comprare un solo Canadair, di questi Dromader M18 B se ne potevano comprare 80, si potevano posizionare due aerei per ogni provincia a rischio, ma evidentemente per il dipartimento della protezione civile hanno un difetto: funzionano, vanno bene, non sono sofisticati ma, costano troppo poco”.
Lo Stato, secondo quanto scrive l’impresario, ha speso oltre 700 miliardi di lire per comperare 16 canadair e farli gestire poi ad un privato “che non aveva mai fatto questo mestiere” come scrive l’imprenditore. “Nel novembre 2005 – si legge nel diario/denuncia/ - con un Governo (Berlusconi) che ha sempre contestato al precedente governo (Prodi/D’Alema) quell’affidamento, si ripete l stesso “arbitrio” riaffilando alla stessa società per altri nove anni (fino al 2014) un contratto di 80 miliardi di lire ogni no solo per “far volare” aerei che lo Stato ha comperato, sapendo di non essere in grado di gestirli!”.
“Le istituzioni – conclude Gaiero – fanno ostruzionismo e boicottaggio per qualsiasi nuova iniziativa imprenditoriale che in qualche modo vada a “toccare la gestione di risorse pubbliche”. Lo Stato, le Istituzioni italiane, hanno voluto che io “morissi”, ma non hanno solo “ucciso e fermato” un imprenditore: hanno impedito la crescita e la formazione di una nuova generazione di imprenditori. Questo, alle istituzioni italiane, per rispetto di mio padre e dei miei figli, non lo perdonerò mai!”. Termina così la lunghissima lettera/denuncia dell’imprenditore Carlo Gaiero.


15 / 02 / 2008

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