Giustizia: il caso Contrada
Sono sempre più gravi le condizioni di salute di Bruno Contrada, il funzionario del Sisde attualmente in carcere. Le condizioni di salute di Contrada sono sempre più gravi e proprio per questo motivo dovrebbe essere accolta la richiesta di scarcerazione, presentata dall’avvocato della difesa. È quanto sostiene anche il ministro della giustizia, Clemente Mastella, intervistato in merito all’istruttoria avviata per la concessione della grazia a Contrada, a seguito dell’intervento del presidente della repubblica, Giorgio Napoletano.
In questo caso , secondo Mastella, le cattive condizioni di salute di Contrada potrebbero far si che l’istruttoria sia breve.
A non essere d’accordo con la richiesta di grazia è la parlamentare Rita Borsellino, sorella di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso nella strage di via d’Amelio. La Borsellino chiederà un incontro con il capo dello Stato, Giorgio Napoletano, per parlare del dibattito attualmente in corso sulla concessione della grazia all’ex numero tre del Sisde, Contrada. “Contrada – ha dichiarato Rita Borsellino – è stato condannato per reati commessi tradendo la sua funzione di servitore dello Stato, quello stesso Stato per cui Giovanni, Paolo e tanti altri rappresentanti delle istituzioni hanno consapevolmente dato la vita. Comprendo – prosegue la Borsellino – i sentimenti di pietà che si possono avere nei confronti di Contrada, ma la sua vicenda giudiziaria sempre lasciato l’alea del dubbio sul fatto che il dirigente del Sisde abbia detto fino in fondo ciò che sapeva sulle complicità da parte delle istituzioni con l’organizzazione mafiosa”. Secondo la parlamentare lo Stato deve riflettere bene perché se Contrada verrà graziato, fra breve sarà normale e legittimo graziare anche i boss mafiosi.
Dura la replica dell’avvocato di Contrada, Giuseppe Lipera. Secondo il legale, infatti, ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni ma non di diffamare chi non può nemmeno difendersi perché in carcere. L’intervento della signora Borsellino, ha dichiaro l’avvocato, è teso ad interferire nelle decisioni delle massime cariche istituzionali e, oltre a sorprenderci, è del tutto fuori luogo. Secondo Lipera, infatti, non si tratta di fare un processo ad un uomo, ma di intervenire a livello umanitario a favore di un ultrasettantaseienne la cui vita è in estremo pericolo e incompatibile con il regime carcerario.
26 / 12 / 2007