Enna: oltre alla spazzatura, manca l’acqua e ci sono troppi randagi
Enna, il capoluogo siciliano più alto della Sicilia adesso ha un altro primato. Poco invidiabile. Le condizioni di vita ad Enna sarebbero peggiori anche di quelle di Napoli dove l’emergenza rifiuti ha fatto scattare l’allarme sanità nei mesi scorsi. A rendere difficile la vita ai residenti, oltre ai cumuli di immondizia, è anche la carenza di acqua e il fenomeno del randagismo Da mesi ormai va avanti la lotta sulla raccolta di rifiuti, servizio gestito da Sicilia ambiente. I cittadini da un lato non vogliono pagare le bollette perchè le tariffe sono considerate troppo onerose. Dall’altro lato l’azienda che si occupa del servizio per conto dell’Ato non possiede i mezzi finanziari per pagare gli stipendi agli operai e garantire, così, il servizio e la pulizia per le strade.
Grazie a questa situazione il sindaco Rino Agnello ha emesso un’ordinanza che ha sospeso il mercato settimanale. Si tratta di un provvedimento necessario a causa delle condizioni igieniche della città, come ha spiegato il primo cittadino. Da dieci giorni i rifiuti non vengono raccolti e le strade sembrano e “odorano” come una discarica. E a coronare questo paesaggio idilliaco sono stati gli incendi dei primi cassonetti nel centralissimo viale Diaz. In alcune zone della periferia di Enna i cumuli di immondizia rendono difficoltosa persino la circolazione stradale. E i rifiuti richiamano i cani randagi, soprattutto nei quartieri periferici di Santa Lucia a Enna bassa, nella zona dell’ospedale Umberto I e nelle contrade pergusine. In branco i cani si divertono a sparpagliare la spazzatura chiusa nei sacchetti. Quando va bene fanno solo colazione e pranzo tra un cassonetto e l’altro, ma nei casi peggiori ringhiano ai passanti. C’è il concreto rischio, dunque, che questi randagi possano fare del male a qualcuno. Il rischio peggiore è per i bambini. La gente non manda più i figli fuori da soli.
Intanto, il comune ha erogato una parte della somma dovuta a Sicilia Ambiente che è stata anche diffidata dalla giunta. “Abbiamo erogato già i primi 125 mila euro e siamo pronti a pagarne altri 125 mila – dice il sindaco – ma nessun segnale tangibile e autorevole arriva dai vertici dell’azienda. Siamo determinati ad andare avanti perseguendo tutte le vie, anche quelle legali, per restituire il decoro alla città”. Ma a rallentare il rientro in servizio degli operai arriva ora la richiesta di un vaccino. “se non verremo adeguatamente vaccinati – dicono i lavoratori –per affrontare una situazione che si presenta oggettivamente pericolosa dal punto di vista igienico, non alzeremo più un dito”. Agnello ha invitato Sicilia Ambiente a procedere alla vaccinazione antiepatite. La società sostiene di aver regolarmente somministrato le vaccinazioni, contrariamente a quanto è stato dichiarato da Piero Patti, legale che si è prestato a prendere gratuitamente le parti dei lavoratori. “Per loro i rischi di ammalarsi sono troppi – dichiara il legale in una lettera indirizzata al prefetto Elda Floreno e all’ispettorato provinciale al lavoro. E tra una querelle e l’altra l’immondizia aumenta come i problemi e i disagi per i cittadini di Enna.
A questo quadro abbastanza desolante si aggiunge anche un altro disagio: quello legato all’acqua. Da mesi gli ennesi sono costretti ad attingere dai rubinetti a giorni alterni a causa di una turnazione idrica che coinvolge tutta la provincia. La società AcquaEnna ha comunicato che, a causa della rottura di alcune tubature in contrada Crapuzza, nei pressi di Agira, gli operai di Siciliacque ieri sono stati costretti ad interrompere la distribuzione dell’acqua per circa 24 ore. Ma non solo ad Enna. Ad essere interessati del problema anche Calascibetta, Gagliano, Leonforte, Nissoria, Piazza Armerina, Pietraperzia, Valguarnera Caropepe, Agira, Aidone e Villarosa. Se non arriva la pioggia abbondante, però, i disagi continueranno perchè la diga Ancipa di Troina, che fornisce acqua alla quasi totalità della provincia ennese, continuerà a “disidratarsi”. Per questo gli ennesi dovranno ancora proseguire nella loro buona abitudine di riempire le vasche private a giorni alterni fino a che non si risolverà il problema. Ma non solo, anche la quantità d’acqua che esce dai rubinetti è diminuita del 10 per cento. Almeno per il moemento su decisione di Siciliacque che la scorsa settimana ha fatto sapere che se non pioverà la situazione potrebbe ancora peggiorare.
Chiara Ferraù
15 / 10 / 2008
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