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Economia: l’assoenologi dice no alla DOC Sicilia

L’assessore regionale all’agricoltura, Giovanni La Via, aveva proposto di costituire la DOC SICILIA insieme all’Assovini. Ne era stato discusso nel corso di una riunione che si era tenuta alle cantine Colomba Bianca a Mazara del Vallo lo scorso 19 marzo alla presenza di tutti i soci dell’associazione enologi enotecnici italiani, sezione Sicilia. Quest’ultima associazione, dopo un attento esame dei pro e dei contro della DOC SICILIA, dice no alla sua creazioni. Diversi i motivi:
Non sono chiari i motivi di un iter così veloce e chi sono i soggetti che si avvantaggerebbero con la Doc Sicilia. Sicuramente poche aziende, al massimo 6 o 7, con esclusione di molti altri, compreso le Cantine Sociali, che non hanno un mercato consolidato e che comunque, in ogni modo, stanno facendo innumerevoli sforzi per il posizionamento;
Sarebbe opportuno proporre una DOC regionale ma dal nome TRINACRIA, lasciando così in vita l’I.G.T. Sicilia, che ha un proprio mercato (i maggiori produttori di vino i.g.t. Sicilia sono le cantine Sociali che detengono l’80 % della produzione regionale, non solo come uve ma come prodotto regolarmente classificato i.g.t., oltre a vini da tavola generici)
L’attuazione e la nascita di un eventuale consorzio di tutela e di controllo della DOC SICILIA, richiederebbe tempi molto lunghi, dal momento che anche le Camere di Commercio sono lente nel rilascio delle certificazioni e di rivendicazioni del prodotto i.g.t e vista la scarsa efficienza dei consorzi esistenti in Sicilia;
Leggendo attentamente il disciplinare di produzione della DOC SICILIA, preparato dall’Assessorato Regionale All’Agricoltura, si evince, che è stato redatto in modo superficiale da persone fuori dal contesto produttivo. Non sono citati, ad esempio, i “vitigni minori”, sia bianchi sia rossi e “non si specificano quali sono le varietà aromatiche”, includendo nella singola voce erroneamente le varietà insolia, grillo, chardonnay e fiano, “che non sono aromatiche”, ed inoltre manca la dizione “passito ottenuto da uve rosse” e la citazione delle uve stesse ;
Sarebbe opportuno darsi un lasso di tempo di 10 anni affinché si possa spingere una qualificazione del prodotto regionale, sia esso ad IGT e sia le per 22 DOC già esistenti, (escludendo la DOCG Cerasuolo di Vittoria) verso una nuova e ulteriore qualificazione del prodotto, innalzando l’attuale soglia di confezionato dall’attuale 15%, al 25 – 30%;
Gli attuali imbottigliatori dell’Italia settentrionale, che comprano in Sicilia e che confezionano nel territorio regionale potrebbero non essere più interessati ad acquistare vini ad I.G.T. Sicilia, ciò causerebbe la fine della commercializzazione di vini acquistati presso le Cantine isolane, che al momento producono oltre un milione di ettolitri di vino ad i.g.t. Sicilia. Ci si chiede a questo punto: a chi gioverebbe il fallimento del mondo cooperativistico in Sicilia, senza perseguire più i principi di sussidiarietà, assistenziale e di mutualità?;
Bisognerebbe puntare sul “brand istituzionale - Sicilia”, che dovrebbe essere di proprietà della Regione (es. grappolo, isola etc.) riportando questo bollino sulle etichette di tutta la produzione vinosa;
La regione attraverso i P.S.R. dovrebbe attivarsi immediatamente a spingere le cantine sociali verso gli “accorpamenti”, per la creazioni di grossi poli di commercializzazione, in grado di sostenere ed affrontare i processi di posizionamento e di qualificazione del prodotto siciliano, competendo con altri poli del nord Italia, europei e mondiali;
La Regione Sicilia deve attuare piani di valorizzazione e di promozione delle produzioni vitivinicole, attraverso delle campagne promozionali mirate in tutto il mondo, utilizzando i fondi Comunitari, che in ultima analisi significherebbe perseguire “non la politica dei prezzi”, ma la politica del “brand territoriale”, legando il marchio al “territorio di produzione” individuato e circoscritto;
Il marchio o brand Istituzionale non potrà essere utilizzato da aziende operanti in territorio diverso dalla regione Sicilia, ma che comunque potranno acquistare e vendere il vino a I.G.T. Sicilia;
I nostri viticoltori, qualora verrebbe ad essere attuata la Doc Sicilia, sarebbero testimoni inconsapevoli di una “debacle” e della mortificazione della propria dignità di viticoltori, lasciando a pochi il compito di segnare il proprio destino e quindi la scomparsa della viticoltura siciliana a vantaggio di un corpuscolo di aziende, che al momento hanno un mercato consolidato, ciò significherebbe quindi, la fine delle D.O., come già avvenuto in passato per il “Marsala”;
L’attuale I.G.T. Sicilia andrebbe modificata, includendo la possibilità di riportare in etichetta almeno “quattro varietà” di uve anziché “due” come attualmente disciplinato dal decreto del Ministero delle Risorse Agricole del 10.10.1995 modificato dal D.M del 24 marzo 1997.


20 / 03 / 2009





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