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“Cosa nostra resorts”: dal 41bis ordini all’esterno


Anche dal regime carcerario duro, come quello del 41 bis, gli ordini dei capi mafia arrivavano all’esterno. Questo è il quadro emerso dall’operazione “Cosa nostra resorts”, condotta a Trapani. Nove le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, che ha anche firmato un’ordinanza di sequestro preventivo penale a carico di otto società della provincia di Trapani e dei rispettivi beni, per un importo complessivo di 30 milioni di euro.
L’operazione è stata condotta dagli agenti della squadra mobile di Trapani in collaborazione con la guardia di finanza. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e dai pm Andrea Tarondo e Paolo Guido.
In carcere è finito anche il vicesindaco di Valderice, Francesco Maggio, 34 anni. In manette sono finiti anche Tommaso Coppola, 69 anni, già in carcere per associazione mafiosa; Caterina Fiordimondo, 44 anni; Onofrio Fiordimondo, 31 anni, imprenditore; Francesco Maggio, 34 anni; Salvatore Pirrone, 47 anni, imprenditore; Vito Virgilio, 67 anni, imprenditore; Giovanni La Sala, 40 anni; Nicola Coppola, 66 anni e Francesco Mineo, 58 anni, consulente patrimoniale.
Gli arrestati, a vario titolo, sono accusati di trasferimento fraudolento di valori e di tentata truffa aggravata per il conseguimento di finanziamenti pubblici, oltre al reato di truffa aggravata in relazione ad un contributo del ministero delle attività costruttive di oltre 2 milioni di euro, per la costruzione del resort “Residence Xiare srl”, nel comune di Valderice in provincia di Trapani.
Secondo le ricostruzioni degli investigatori, gli indagati avrebbero pianificato l’attribuzione fittizia a vari imprenditori che hanno svolto il ruolo di prestanome, della titolarità delle diverse società e dei relativi beni strumentali e patrimoniali aziendali, per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, per agevolare, così, l’attività di Cosa nostra.
Ma non solo, è emerso anche che gli indagati avrebbero tentato di percepire indebitamente finanziamenti pubblici a favore della società costruttrice di villaggi turistici “Villa Coppola srl”. ''Nel corso delle indagini -spiegano gli i investigatori- e' stato accertato, per la prima volta in Sicilia, come le operazioni di prestanome poste in essere da imprenditori contigui a Cosa nostra, siano finalizzate anche al reato di truffa ai danni dello Stato e della Regione Siciliana per ottenere ingenti finanziamenti nel settore turistico-alberghiero, anche attraverso tentativi di condizionamento in settori politici ed istituzionali al livello locale, regionale e nazionale''. (Fonte SIciliainformazioni)

Chiara Ferraù

10 / 12 / 2008



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