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Catania: ricostruzione di C.so Martiri della libertà, la posizione di alcune associazioni

A Catania si stanno effettuando i lavori di ricostruzione di Corso Martiri della Libertà. In merito le associazioni CittàInsieme, Italia Nostra, Lipu, Wwf Catania, Arcigay Catania, Centro sociale “De Felice Giuffrida”, Città felice, comitato porto del sole, centro Unesco Catania Maria Elisa Brischetto, Gapa, Associazione giornalistica “Lavori in corso”, Legambiente, Rifiuti zero Catania, hanno scritto ai consiglieri comunali della città etnea. “Seppur concordando sulla necessità di una riqualificazione dell’area – si legge – riteniamo inaccettabile che da un momento di pianificazione così importante venga escluso l’organo massimo della città quale è il consiglio comunale. Chiediamo la modifica sostanziale di alcuni aspetti del piano e riteniamo che diversi contenuti dell’accordo stipulato dal Commissario, per essere legittimi, necessitano dell’approvazione di una variante alle norme del piano del 1973”.

Le associazioni, inoltre, ritengono che la riqualificazione di Corso Martiri della Libertà rappresenti una occasione imperdibile per la città per garantire un recupero di vivibilità al centro storico e anche per garantire la realizzazione di adeguate aree verdi e spazi pubblici di fruizione, con particolare attenzione alle esigenze dei bambini e degli anziani.

“Ciò sarebbe possibile – dicono le associazioni – anche realizzando una dislocazione dei volumi ammessi con una maggiore libertà lasciata al progettista che, così, potrebbe individuare destinazioni d’uso che consentano di essere utilizzate nell’interesse pubblico in casi di emergenza (vedi emergenza sismica) o spazi pedonalizzati e attrezzati. Inoltre, in una città ad alto rischio sismico come Catania appare assolutamente incomprensibile la mancata previsione di aree di raccolta degli abitanti in caso di sisma, che non sembrano nemmeno contemplate nell'accordo, probabilmente perché non c'erano ancora nel Piano del ‘73.

L'esigenza di una reale prevenzione sismica va sicuramente messa in primo piano: devono quindi essere individuate aree libere di dimensioni adeguate alla raccolta e al primo ricovero, in caso di allarme, degli abitanti del circostante centro storico. Queste aree infatti non potranno certamente essere localizzate al di sopra dei solai di copertura di parcheggi, né di altre costruzioni interrate.

Non è necessario aspettare l’emergenza per ricordarci della prevenzione.

E ancora, il centro di Catania si caratterizza per la scarsissima presenza di aree verdi e di aree liberamente fruibili. Il progetto va esattamente in direzione opposta a quella che richiederebbe una città come Catania; il Piano prevede di realizzare strutture commerciali sulle aree destinate a servizi ed attrezzature pubbliche, e di riservare al verde pubblico i solai di copertura dei parcheggi interrati.

In questo modo, infatti, si ridurranno gli standard minimi per attrezzature pubbliche prescritte dalla legge, a vantaggio di quelle per i “servizi” commerciali. Al contrario, proprio per l’assenza nel centro storico di aree verdi, aree fruibili e di servizi sarebbe necessario destinare a questi una percentuale maggiore di quella minima prevista dalla legge in modo da sopperire a tale esigenza anche per le aree limitrofe.

La proposta di demolire una scuola già presente, funzionante ed a norma di legge anti-sismica, senza che questo appaia veramente indispensabile, può essere considerato l’emblema di questa proposta, dove pur di costruire nuovi palazzi si tolgono spazi alla fruizione per occuparle ad altra destinazione.

Anche la scelta di realizzare tra i servizi pubblici gli edifici della questura e del mercato non sembra corrispondere alle norme del Piano, che prevedevano edifici per attività teatrali e culturali”.

Le associazioni mettono l’accento anche sulla necessità di un passaggio formale dal consiglio comunale “In un’amministrazione realmente democratica e trasparente – scrivono – il consiglio comunale deve essere il soggetto ultimo a cui lasciare la responsabilità di decidere sulla pianificazione territoriale e non dovrebbe essere scavalcato da un accordo stipulato nell’ultimo mese in carica da un commissario.

Ma oltre agli aspetti etici di democrazia e di trasparenza, gli scriventi ritengono che possa esserci anche una necessità formale all’approvazione di tutto il Master Plan da parte del consiglio. Esistono, infatti, diversi aspetti burocratici che appaiono poco chiari e che rischiano di creare l’ennesima opera avviata e successivamente bloccata per presunte irregolarità. A tale proposito oltre agli aspetti già citati gli scriventi richiamano il documento inviato da Italia Nostra in data 2 ottobre 2009”.

Per tutti questi motivi le associazioni chiedono al sindaco e al consiglio comunale di Catania, la riapertura di un dibattito sulla destinazione delle aree in oggetto. Dibattito che si dovrà concludere con una determinazione del consiglio comunale che (sia per trasparenza e democrazia che per una questione di rispetto alla normative), non si può limitare al progetto della scuola, ma deve estendersi a tutto il master plan.

Maria Chiara Ferraù

29 / 10 / 2009





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