Catania: Il giudice Edi Pinatto condannato ad otto mesi Aveva depositato dopo otto anni dalla sentenza, la motivazione del processo "Grande oriente", emessa nel 2000 contro il clan mafioso Madonia, quando era in servizio a Gela (Cl). Proprio per questo adesso il gup di Catania, Antonino Fallone, accogliendo la richiesta del pubblico minsitero Antonino Fanara, ha condannato ad otto mesi di reclusione, pena sospesa, per omissione in atti d'ufficio, il giudice Edi Pinatto. Il giudice ha anche disposto la sospensione temporanea dai pubblici uffici, pena accessoria sospesa e un risarcimento ai danni dello Stato, da stabilire, per i danni all'immagine della magistratura.
Edi Pinatto non era presente in aula al momento della sentenza. Il ritardo nel deposito della sua sentenza, aveva consentito a sette imputati nel processo "Grande oriente" di essere scarcerati per decorrenza dei termini di deten. Il 16 giugno scorso il consiglio superiore della magistratura aveva rimosso il magistrato dall'ordine giudiziario, mentre era pubblico ministero a Milano. Il procedimento si è invece svolto a Catania con il rito abbreviato. Non è la prima volta, però, che il giudice Pinatto viene giudicato per il ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza del processo "Grande oriente". La procura catanese ne aveva già chiesto il rinvio a giudizio ad ottobre del 2006. L'anno seguente Pinatto fu giudicato con il rito abbreviato e venne disposto il proscioglimento perchè "non c'era dolo" nel suo comportamento. Il ritardo, era stato sottolineato, era dovuto a carenze nell'organizzazione del lavoro.
E in merito alla condanna il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, dice di non voler assistere al paradosso che in galera ci finisca il magistrato e che i mafiosi scarcerati continuino a restare in libertà. "Quando ho denunciato - spiega Crocetta - il mancato deposito della sentenza 'grande oriente', l'ho fatto affinché ritornassero in carcere soggetti pericolosissimi che hanno avuto condanne sino a 24 anni di carcere e sono ancora in libertà. L'attenzione principale torni dunque sul processo e sulla necessità di fare ritornare in galera soggetti di primo piano appartenenti ad una delle cosche mafiose più pericolose della Sicilia".
05 / 07 / 2008
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