Catania: guerra fra clan, operazione Efesto, 11 arresti È stata denominata Efesto l’operazione antimafia condotta questa mattina dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Catania. Undici persone sono state fermate per associazione mafiosa. Il provvedimento, che scaturisce da un’indagine avviata a marzo del 2010, ha colpito gli esponenti di Cosa nostra etnea della famiglia Mirabile, riconducibile alle posizioni di Antonino Santapaola, detto “Ninu u pazzu”, condannato all’ergastolo, che aveva formalmente investito della reggenza Giuseppe Mirabile.
Le indagini hanno accertato una rinnovata conflittualità interna alla famiglia di Catania, analoga a quella documentata dall’indagine Dionisio conclusa dai carabinieri del Ros a luglio del 2005 con l’arresto di 83 affiliati a Cosa Nostra delle province di Messina, Catania, Caltanissetta ed Enna, che aveva documentato una spaccatura tra due componenti, imputabile all’assenza di una leadership autorevole. Da una parte il gruppo Ercolano-Mangion ed i figli di Nitto Santapaola. Dall’altra parte i fratelli Antonino e Salvatore Santapaola. Il figlio di Salvatore Santapaola, Vincenzo, nonché Alfio e Giuseppe Mirabile, all’epoca reggenti operativi della famiglia, nonché uomini di fiducia di Francesco La Rocca. Come per il passato, alla base dell’odierno conflitto sono problematiche afferenti il controllo mafioso del territorio e la spartizione dei proventi delle attività illecite tra la componente riconducibile ai Mirabile e quella di Giuseppe Ercolano e Benedetto Santapaola.
In particolare le indagini hanno documentato il ruolo di vertice ricoperto dall’ergastolano Giuseppe Mirabile in seno all’omonima famiglia mafiosa di Catania, che continua a dirigere nonostante si trovi in carcere, attraverso i colloqui con i congiunti Francesco, Paolo, Carmelo e Pietro Mirabile.
Le attività tecniche hanno consentito di documentare la crescente tensione fra le due componenti della famiglia etnea, che aveva determinato i Mirabile a pianificare azioni di fuoco contro Lorenzo Michele Schillaci e Salvatore Guglielmino, già esponenti della componente Mirabile e recentemente transitati nelle fila della contrapposta compagine degli Ercolano, nonché nei confronti di altri esponenti di vertice di quest’ultimo schieramento. Una situazione che ha reso necessario l’intervento d’urgenza per scongiurare una vera e propria guerra di mafia.
L’intervento, basato su elementi attuali e particolarmente significativi, inciderà ulteriormente sulle dinamiche associative di Cosa Nostra etnea, condizionandone il processo riorganizzativo avviato a seguito dell’operazione “Iblis” del ROS, che aveva privato l’organizzazione dei suoi elementi apicali e, in particolare, del rappresentante provinciale Vincenzo Maria Aiello, arrestato nel 2009 a Belpasso mentre era in corso un summit tra i più autorevoli uomini d’onore di Cosa nostra catanese. Quel giorno furono anche arrestati i latitanti Santo La Causa, e Carmelo Puglisi, nonché gli affiliati Venerando Cristaldi, Sebastiano Laudani, Rosario Tripoto, Ignazio Barbagallo, Francesco Platania e Antonino Botta.
In manette sono finiti: Paolo Mirabile, 34 anni; Francesco Mirabile, 55 anni; Angelo Mirabile, 45 anni; Lorenzo Saitta, 36 anni; Carmelo Mirabile, 45 anni; Pietro Mirabile, 53 anni; Antonino Santapaola , 51 anni; Roberto Vacante, 48 anni; Daniele Nizza, 34 anni; Salvatore Palmiro Guglielmino, 39 anni, tutti di Catania e Lorenzo Michele Schillaci, 43 anni, originario di Troina in provincia di Enna.
Maria Chiara Ferraù
27 / 01 / 2012
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