Catania: folle gelosia, un uomo uccide moglie e figlia, si salva la maggiore Vedere il padre che uccide la mamma e la sorellina e poi tenta di ucciderla è una sensazione che sicuramente non si potrà rendere nemmeno cercando di usare mille parole. Lo sa soltanto la piccola Federica, 13 anni, che ha visto consumarsi la tragedia fra le mura della sua casa in via dell’Iris a Catania dove il padre, Carmelo Sanfilippo, 48 anni, all’alba, armato di coltello da cucina ha ucciso la moglie Maria Grazia Drago, 35 anni e la figlia più piccola, di 8 anni, Barbara. Con la stessa arma ha cercato di uccidere anche la primogenita di 13 anni che è riuscita a scampare alla morte. I vicini hanno chiamato i carabinieri che al loro arrivo si sono trovati davanti la bambina viva e con una mano sull’addome dove il padre le aveva inferto un colpo di coltello e hanno bloccato l’uomo mentre stava tentando il suicidio con la stessa arma. I militari lo hanno trovato seduto sul divano del suo ingresso col coltello in mano. L’uomo è stato ricoverato all’ospedale Garibaldi dove è piantonato nel reparto di rianimazione con prognosi riservata per ferite al fegato e al pericardio.
La figlia maggiore era riuscita a sfuggire alla furia omicida del padre e il brigadiere che l’ha visto per primo ha cercato di consolarla e tranquillizzarla. All’ospedale la piccola è stata operata per una ferita al fegato, ma non sarebbe in pericolo di vita.
La tragedia ha sconvolto gli abitanti della via dell'Iris di Catania. Una "famiglia normale, senza liti" e che "andava d'amore e d'accordo", ricostruiscono i vicini di casa che hanno dato l'allarme prima delle 6 dopo avere sentito le urla provenire dalla casa, ottanta metri quadrati al primo piano di un edificio modesto ma dignitoso a tre elevazioni, che avevano in affitto. Carmelo Sanfilippo, operaio in una ditta di onoranze funebri del fratello, ha inferto 20 coltellate alla moglie mentre dormiva, e poi si è recato nella stanzetta delle due figlie: ha ucciso la piccola, di 8 anni, tenendole fermo il mento con la mano per non farla muovere e le ha inferto 6-7 coltellate all'addome, e infine ha ferito gravemente la primogenita. Poi ha rivolto l'arma su di se. Sul movente prende sempre più consistenza l'ipotesi del delitto passionale, anche se lui agli investigatori dirà: "scrivete quello che volete, anche che ho agito per lo stress....". La coppia, infatti, non aveva problemi economici, né di salute. I magistrati ritengono che, allo stato, quella sia la pista più probabile, anche per le modalità e la tempistica della strage. I familiari della donna non sono però convinti, replicando che "non c'erano contrasti tra marito e moglie" e la strage "é giunta inattesa, senza segnali di preavviso". "Certo - riconosce una delle sorelle della vittima - c'erano dei contrasti, ma liti come ce ne sono in tutte le famiglie". Uno zio, Antonino Privitera, di 70 anni, che abita nello stesso palazzo della tragedia, che ha abbracciato la tredicenne sopravvissuta in lacrime, ipotizza che "sia uscito pazzo". "Sua figlia - aggiunge - mi ha detto che non vuole vederlo più". Il pianto straziante dei familiari ha accompagnato l'uscita dalla casa rosa e bianca delle due salme che sono state portate all'obitorio dell'ospedale Garibaldi per l'autopsia disposta dal sostituto procuratore Pasquale Pacifico.
28 / 10 / 2009
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