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Capo d’Orlando (Me): operazione “Clean Valley”, il 3 ottobre il processo


I sedici indagati nell’ambito dell’operazione “Clean Valley”, condotta congiuntamente dalla Guardia di Finanza di Palermo e dai carabinieri della compagnia di Sant’Agata Militello, sono stati tutti rinviati a giudizio. Il processo è fissato per il prossimo 3 ottobre al tribunale di Patti. L’indagine aveva svelato truffe ai danni dello Stato. In pratica venivano ottenuti contributi pubblici per la realizzazione del complesso turistico “La mia valle” sito in contrada San Gregorio a Capo d’Orlando. Inoltre, la struttura era sorta in modo irregolare, sotto il profilo urbanistico.
L’inchiesta “Clean Valley” era sfociata nello scorso autunno nel sequestro di parte del complesso turistico e di azioni societarie di imprese che fanno capo all’imprenditore orlandino Luciano Milio, del valore complessivo di tre milioni e mezzo di euro.
Ieri notte, dopo una lunghissima udienza preliminare, il Giudice per le udienze preliminari del tribunale di Patti, ha disposto il rinvio a giudizio nei confronti proprio dell’imprenditore Luciano Milio, 67 anni, dei figli Francesco ed Alessandra, della moglie Anna Maria Siracusano e del fratello Sergio.
Sono stati rinviati a giudizio anche Gaetano, Stefania e Paola Milio, Gaetano Donato, Cono Zingales, Maria Ana Del Cassè, Anna Rita Calogera Virzì, Alessandro Matta, Ida Favazzi Mollica, Antonino Di Noto e Mario Calogero Stella. Tutti, tranne Calogero Stella, devono rispondere del reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Gli altri reati contestati vanno poi dalla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione e reati di carattere urbanistico.
Alcuni dei capi di imputazione, relativi a reati urbanistici avvenuti prima del 2003, sono andati in prescrizione.

Al processo è stata ammessa la costituzione di parte civile di Legambiente per la parte relativa agli abusi edilizi, mentre l’altra parte offesa: il comune di Capo d’Orlando, non ha presentato istanza di costituzione nonostante dalle numerose intercettazioni telefoniche allegate al fascicolo emergano pressioni effettuate da alcuni degli indagati al precedente consiglio comunale per far “saltare” l’individuazione di uno svincolo autostradale nella zona a ridosso della struttura turistica che è stata poi realizzata a San Gregorio.

30 / 05 / 2008



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