Caltanissetta: intimidazioni all’azienda Zonin Avrebbero costretto con minacce ed intimidazioni,l’azienda agricola della famiglia Zonin in Sicilia, ad assumere operai. Un modo per imporre il pagamento del pizzo, in un altro modo. Per questo i carabinieri oggi hanno eseguito quattro ordini di custodia cautelare, emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta nei confronti di Giovanni Lo Stimolo, 62 anni; Giuseppe CAmmarata, 31 anni; Rosolino Livecchi, 47 anni e Pietro Terranova, 56 anni, tutti di Riesi. I quattro dovranno rispondere di associazione mafiosa, estorsione e tentativo di estorsione.
I provvedimenti sono stati notificati a Novara e Riesi. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Sergio Lari e dal sostituto della Dda, Nicolò Marino. Entrambi hanno chiesto e ottenuto le ordinanze di custodia cautelare in carcere.
L’indagine scaturisce da una serie di intimidazioni, al chiaro fine estorsivo, che da dicembre del 2007 avevano visto vittima la proprietà dell’azienda Feudo principi di Butera srl, che fa capo alla famiglia Zonin. Già in passato l’azienda aveva subito minacce ed imposizioni da parte delle cosche mafiose nissene. I carabinieri adesso, attraverso intercettazioni ed accertamenti, sono riusciti ad individuare alcuni dei responsabili delle estorsioni, riconducibili al clan mafioso dei Cammarata di Riesi (Caltanissetta).
"E' un'operazione molto importante perché ha permesso di stroncare in tempo un giro di estorsioni approntato dal clan di Riesi dei Cammarata. Le indagini comunque proseguono per accertare eventuali responsabilità da altri soggetti legati alla stessa famiglia mafiosa". Lo ha dichiarato il procuratore nisseno Sergio Lari commentando l'operazione.
L'indagine era partita dalla segnalazione ai carabinieri di alcuni dipendenti dell'Azienda vinicola "Feudo Principi di Butera" che avevano denunciato di avere subito minacce telefoniche. Nei mesi successivi i carabinieri hanno rinvenuto 4 biglietti - di cui uno firmato "Cosa nostra" - con minacce di morte dentro l'urna utilizzata dai dipendenti per raccogliere i rapportini di lavoro. Le indagini si sono concentrate sui 4 indagati ed è stato scoperto che il clan dei Cammarata - già coinvolto in un'operazione analoga in passato - aveva perso il controllo all'interno dell'azienda Zonin delle assunzioni e dei licenziamenti. A tal proposito i responsabili dell'azienda avevano infatti chiuso in anticipo quasi tutti i contratti con i lavoratori avventizi - che un tempo erano controllati dal clan - non garantendo nemmeno la riassunzione e comunque riducendo al minimo le ore prestate. Per l'azienda, hanno accertato i carabinieri, si è trattato di un'ottimizzazione dei costi dato che in due anni ha risparmiato circa 170 mila euro. Ma tale operazione, secondo gli investigatori, è stata nel contempo un danno per i familiari e i felissimi del clan mafioso di Riesi.
09 / 07 / 2008
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