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Caltanisetta: operazione antimafia, 7 arresti


Sette persone sono state arrestate dagli agenti della squadra mobile di Caltanissetta nell’ambito di un’operazione antimafia coordinata dalla Dda. Le accuse sono varie: strage, associazione mafiosa, traffico di droga, detenzione illecita di armi da fuoco, estorsione aggravata e danneggiamento. Secondo quanto accertato dalle indagini i sette, appartenenti alla stidda gelese, gestivano il traffico di stupefacenti e le estorsioni nella zona. Uno degli arrestati, che ora ha 20 anni, all'epoca dei fatti era minorenne. Altri cinque gelesi, a carico dei quali non è stata però emessa alcuna ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono indagati nell'ambito dello stesso procedimento. Avevano riunito attorno a sé un gruppo di giovani, poco più che ventenni, che usava per il traffico di droga, le estorsioni e le intimidazioni ai commercianti e agli imprenditori che non volevano pagare il pizzo. Paolo Di Maggio, ritenuto dagli inquirenti il capo del clan di Stiddari, che per due anni ha controllato gli affari illeciti a Gela, poteva contare su un esercito di fedelissimi tra i quali c'era il figlio Salvatore, di 23 anni. E' uno dei particolari emersi dall'operazione 'Orpheus' della Mobile di Caltanissetta. Ai Di Maggio, detenuti, la misura cautelare é stata notificata in carcere. Decine gli attentati incendiari e le intimidazioni commesse dal clan per piegare i commercianti riottosi.

Molte le vittime che hanno ammesso le pesanti richieste di pagamenti di denaro. L’unico imprenditore che ha continuato a negare le pressioni del racket, è stato indagato per favoreggiamento. All'indagine hanno contribuito anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia gelesi. Addirittura, per convincere una delle vittime a pagare il pizzo, i boss gelesi finiti in carcere nel corso del blitz, i boss arrestati ieri, avrebbero rischiato di fare una strage. Secondo le ricostruzioni, infatti, nel 2005 tre dei sette affiliati alla cosca della Stidda, Salvatore Di Maggio, Nicola Liparoti ed F.F entrarono nell’appartamento della vittima, diedero fuoco ai mobili e bloccarono la porta di ingresso della casa con una spranga. Nel palazzo vivevano tre nuclei familiari che, fortunatamente,riuscirono ad abbandonare l’immobile in fiamme invaso dal fumo, buttando il portone a terra a spallate. I tre adesso devono rispondere che del reato di strage.

19 / 06 / 2008



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