Barcellona Pozzo di Gotto (Me): l'operazione "Pozzo" e i pentiti C’è una strana compravendita di armi nelle quasi 300 pagine di ordinanza dell’operazione Antimafia Pozzo. Una vicenda della quale mancano riscontri oggettivi per far scattare un provvedimento di carcerazione, ma ritenuta molto attendibile dagli inquirenti. A raccontare l’episodio è ancora Emanuele Merenda nel corso dell’interrogatorio reso il 4 giugno scorso. I fatti risalgono all’anno prima, quando Merenda era stato contattato da Gianluca D’Amore “di Lercara Friddi, noto come rivenditore di fieno per animali”.
Quest’ultimo gli aveva domandato se fosse o meno interessato all’acquisto di armi.
Il collaboratore ha riferito che aveva immediatamente interpellato Sebastiano Bontempo Scavo e il barcellonese Carmelo D’Amico.
In particolare, D’Amico gli aveva esternato la necessità di acquisire la disponibilità di un arsenale in vista di una possibile faida che avrebbe potuto originarsi con altri malavitosi barcellonesi per ragioni legate al controllo criminale del territorio. Pistole e fucili arrivarono a Barcellona il 17 aprile nascoste in un camion di fieno che venne scaricato presso una stalla contrada Gala..
A titolo di corrispettivo, vennero pagati 4.200 euro e 1.000 euro per la mediazione di D’Amore.
Identica somma venne corrisposta in relazione all’acquisto di armi effettuato dal Bontempo Scavo. Il 5 giugno Merenda ha indicato poi ai militari operanti un capannone, dove le armi erano state inizialmente trasportate.
Pietro D’Amore, il fornitore palermitano del piccolo arsenale, venne invece ucciso a Lercara Friddi l’8 luglio 2007.
31 / 01 / 2009
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