Barcellona (Me): operazione "Pozzo", 12 arresti Dodici arresti e tredici avvisi di garanzia, 20 persone indagate e 35 denunciate a piede libero. E' questo il bilancio di un'operazione portata a termine alle prime luci di questa mattina dai carabinieri del Ros e dai colleghi del comando provinciale di Messina. Si tratta di una delle più importanti operazioni antimafia del nostro territorio. Sicuramente l'operazione, denominata "pozzo" è la più imponente che si sia registrata nel territorio tirrenico. Ad essere prese di mira dai militari le più pericolose famiglie mafiose del territorio tra Barcellona e i Nebrodi. Le dodici persone finite in manette, infatti, sarebbero i capi delle famiglie mafiose che controllano l'attività economica in gran parte del territorio. Impressionante è stato definitiva dagli investigatori il numero di intercettazioni ambientali e telefoniche che hanno convinto il gip ad emettere le ordinanze e che costituiscono prova inconfutabile contro gli arrestati.
Importante per la riuscita dell'operazione è stato anche l'apporto dei collaboratori di giustizia. Su tutti Emanuele Merenda e un nuovo poentito appartenente al clan dei Bontempo Scavo di Tortorici nel messinese. Le indagini che questa mattina hanno condotto ai 12 arresti, erano iniziate nel 2007 grazie alla dichiarazione di un cittadino polacco, arrestato insieme al fratello con l'accusa di omicidio. Dai nomi che l'uomo ha confessato, i carabinieri hanno iniziato una lunga attività d'investigazione. Gli arresti di oggi sono da intendersi come prosecuzione degli interventi che negli anni scorsi avevano colpito vari esponenti delle famiglie mafiose di Mistretta, Barcellona e dei clan dei Batanesi e dei Mazzarroti.
Dalle indagini è emerse una struttura mafiosa ben radicata sul territorio, sullo stile di Cosa Nostra, che faceva capo al barcellonese Carmelo D'Amico, 37 anni.
Insieme a lui in manette sono finiti anche Leonardo Arcidiacono, Nino Bellinvia, Tindaro Calabrese, Nino Calderone, Gaetano Chiofalo, Mariano Foti, Santo Gullo e poi ancora Francesco Ignazzitto, Ottavio Imbesi, Salvatore Micale e Salvatore Puglisi. Si tratta, come detto, di esponenti di spicco delle famiglie mafiose che si erano divisi il territorio di Barcellona per controllare appalti pubblici, ma anche bische clandestine, discoteche e varie altre attività.
Nel corso delle intercettazioni è emerso anche che l'ex sindaco di Santa Lucia del Mela, Santo Pandolfo, raggiunto da un avviso di garanzia, nel corso delle amministrative del 2002 avrebbe attuato un vero e proprio voto di scambio. Proprio per un "pugno di voti" avrebbe approvato in maniera indebita, la sanatoria di un fabbricato abusivo di proprietà di un esponente della famiglia mafiosa locale e gli avrebbe anche concesso la concessione per gestire l'eserci.
Per i 12 arrestati le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione e porto abusivo di armi, usura, spendita di moneta falsa ed altri reati connessi. Per gli stessi capi d’imputazione risultano indagate altre 20 persone, mentre 35 soggetti sono stati denunciati a piede libero per concorso in gioco d’azzardo. L’impressione, però, è che nuovi clamorosi colpi di scena possano ben presto venire alla luce.
Maria Chiara Ferraù
30 / 01 / 2009
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