Augusta (Sr): si chiarisce il giallo della giovane scomparsa a maggio, l’ha assassinata il fidanzato La giovane Francesca Ferraguto, 22 anni, scomparsa il 25 maggio scorso ad Augusta è stata trovalta sepolta in una zona rurale, il corpo a pezzi, tagliato con una sega elettrica. Il delitto era stato organizzato da Gianfranco Bari, 35 anni, operaio, separato e padre di tre figli. Ha cnfessato tutto quattro mesi dopo l’omicidio della sua fidanzata. L’uomo era riuscito a depistare le indagini usando il telefonino della ragazza, dipendente di un bar di Augusta. Subito dopo l’omicidio, avvenuto la sera del 25 maggio, aveva telefonato al cellulare della fidanzata, con la quale viveva da circa due anni, lasciandole messaggi in segreteria telefonica e inviandole sms che la invitavano a tornare a casa.
I due, una coppia con una relazione burrascosa, quella sera avevano litigato per questioni di gelosia. L'uomo l'aveva colpita e Francesca era caduta a terra battendo la testa e morendo sul colpo. L'operaio aveva tagliato il corpo utilizzando un flex, una sorta di sega elettrica impiegata per il marmo e il metallo; l'aveva nascosto in sacchi della spazzatura e portato in campagna, vicino alla casa dei propri genitori, dove lo aveva sepolto in una fossa profonda. Da quel momento erano scattati i depistaggi: Bari aveva portato l'auto della ragazza davanti alla stazione ferroviaria di Catania, lasciando le chiavi nel cruscotto; poi aveva usato il cellulare di Francesca per inviare al proprio telefonino, e a quello della madre della ragazza, sms rassicuranti: “Sono andata via perché voglio stare un po’ da sola”.
I messaggi venivano spediti sempre da zone diverse. Ma un giorno l'assassino commette un errore: inserisce la sim della fidanzata nel suo telefonino. Gli investigatori, che hanno messo l'utenza sotto controllo, se ne accorgono e cominciano a maturare i sospetti. Bari prende le contromisure: trova un vecchio cellulare, nel quale inserisce la sim della ragazza, e lo nasconde nello scompartimento di un treno diretto a Milano. Il telefonino percorre l'Italia avanti e indietro, fornendo le varie destinazioni agli investigatori, che mettono a soqquadro il convoglio, ma senza trovare tracce della ragazza. A complicare le cose, sottolineano gli investigatori, ci si mettono alcuni presunti testimoni, che telefonano alla trasmissione “Chi l'ha visto?” dicendosi certi di aver incontrato, e persino parlato con la ragazza in diverse parti del Paese.
Per l’assassino tutto va nella direzione giusta. Ma i carabinieri di Augusta e il pm di Siracusa Manuela Cavallo non dimenticano l'episodio della sim e sono convinti che l’operaio sia l’omicida, tanto da essere tentati di emettere un provvedimento cautelare nei suoi confronti. Poi capiscono che gli indizi in loro possesso non basterebbero a convincere il gip o il tribunale della libertà, così decidono di andare avanti. Lo convocano più volte e lo ascoltano anche ieri sera. Nella caserma di Augusta Bari insiste nella sua versione, la condisce con altri particolari legati alla sera della scomparsa, conferma il litigio e aggiunge di aver sentito il rumore della porta di casa che si chiudeva con violenza mentre lui era sotto la doccia. Carabinieri e magistrato lo incalzano, gli rivolgono domande a raffica, concentrano l'interrogatorio sul particolare dei messaggi e delle telefonate. L'assassino cade in contraddizione, poi cerca di rimediare ma alla fine crolla. China la testa e confessa: “sono stato io”. Poi conduce i carabinieri nel luogo dove ha sepolto la fidanzata dopo averla orribilmente mutilata. La prova inconfutabile del delitto.
28 / 10 / 2009
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