Associazione Consumatori Siciliani: consumatori a rischio
“Quello che sta accadendo in Sicilia sul piano politico, la pubblicazione della relazione della Direzione Nazionale Antimafia sui rapporti mafia e politica, gli studi della fondazione Chinnici sulle imprese che pagano il pizzo, il malaffare del sistema sanità, rischiano di danneggiare pesantemente l’immagine dell’isola in Italia e soprattutto all’estero con gravi conseguenze sull’economia e per la vita degli stessi siciliani”. E’ questa la posizione dell’Associazione Consumatori Siciliani sugli ultimi avvenimenti che stanno accadendo nell’isola.
Quella di oggi è un’immagine di una Sicilia, come spiega Nicola Calabria, presidente regionale dell’associazione consumatori siciliani, “in cui prevale il pizzo a cui sono soggette le imprese, il ruolo della mafia nell’economia isolana, e i politici che condannati dai giudici non lasciano il loro potere, il rapporto mafia e politica quale emerge dalle indagini della Direzione Nazionale Antimafia, la relazione della Corte dei Conti in materia di sanità e in particolar modo sul 118 rischiano di mettere in ginocchio l’intero sistema economico con gravi conseguenze per i tutti i consumatori”.
Secondo Calabria, il parlamento siciliano dovrebbe ora votare una legge che preveda la decadenza automatica dalle proprie funzioni per tutti coloro che sono condannati per evitare anche le istituzioni siciliane perdano la faccia di fronte a tutto il mondo politico non solo nazionale, ma anche internazionale. “Le famiglie siciliane rischiano il collasso e, cosa peggiore, di finire in mano agli usurai perché non riescono ad arrivare a fine mese in maniera dignitosa”. Per risolvere questo problema Caloria propone ai politici siciliani di attuare una politica dei prezzi al consumo che riesca a frenare l’aumento del costo almeno dei beni di prima necessità quali pane, pasta e latte.
“La classe politica regionale dovrebbe essere compatta –dichiara Calabria – nel dare un’immagine di sé che sia ispirata all’onestà, al buon governo, all’attenzione al problema occupazionale, alla difesa del buon nome della Sicilia terra di cultura, tradizioni, e laboriosità che purtroppo passano sempre in secondo piano e soprattutto a farsi carico di una politica di difesa del reddito delle famiglie”.
È necessario, sempre secondo Calabria, che venga riscoperta l’autonomia siciliana che è stata fino ad ora sacrificata sull’altare dell’interesse e riportare al centro della politica regionale la Sicilia e i siciliani. “La politica non è occupazione di poltrone – conclude Calabria – ma significa è mettersi al servizio della collettività in maniera disinteressata. Dall’altro i siciliani devono smetterla di continuare a mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo, occorre che si svegli la coscienza civile di ognuno di noi per una società più giusta”.
30 / 01 / 2008
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