Associazione consumatori: canone di depurazione è incostituzionale Il canone di depurazione ed acque reflue è incostituzionale quando è richiesto dai comuni che non sono dotati di depuratore o del servizio. A stabilirlo la Corte Costituzionale che venerdì scorso ha depositato la sentenza n. 335 del 2008.
“La sentenza della Corte” dichiara Nicola Calabria “afferma, in modo clamoroso, che l’art. 14 comma 1 della famosa Legge n. 36/94 (Legge Galli) “Disposizioni in materia di risorse idriche“ è incostituzionale nella parte in cui obbliga al pagamento della tariffa (depurazione e fognatura) anche in assenza del servizio”.
“Finalmente i giudici hanno posto fine ad una vergogna se non ad una vera e propria truffa a danno dei cittadini costretti a pagare una tassa per un servizio inesistente. In questi anni sono stati incassati milioni di euro che la legge prevedeva che fossero vincolati in appositi capitoli. Soldi che in molti comuni non esistono più, come anche i capitoli stornati per fare altre spese. Mentre nei comuni dove il servizio esiste gli incassi della tassa invece d’essere spesi per la rete fognaria, il miglioramento del servizio di depurazione o la realizzazione dei depuratori nelle frazioni sono spesi in maniera non oculata e spesso usati per altre spese che nulla hanno a che vedere con il servizio”.
“Secondo i giudici della Consulta il primo comma dell’articolo 14 della legge Galli è “irragionevole” in quanto non trova corrispondenza con il corrispettivo contrattuale richiesto” continua Nicola Calabria “in altre parole non è corretto far pagare i canoni di depurazione in quei comuni in cui questo servizio non viene espletato, quindi i relativi gestori non possono addebitarli in bolletta”.
”Una prima conseguenza della decisione della Corte” chiarisce Nicola Calabria “è che coloro che hanno pagato la tariffa ingiustamente, da una prima lettura, della sentenza possono chiedere la restituzione delle somme versate negli ultimi cinque anni in quanto l'annullamento è retroattivo e, per legge, i crediti relativi ai servizi di fornitura si prescrivono in cinque anni”.
L’Associazione Consumatori Siciliani nata nel 2005 proprio per contrastare il canone di depurazione e acque reflue esprime la propria soddisfazione e annuncia anche battaglia.
“Chiederemo ai comuni sprovvisti del canone di depurazione” dichiara Calabria “di restituire le somme versate negli ultimi cinque anni o di compensarle con altre tasse che l’utente deve pagare, in caso contrario avvieremo a partire da Gennaio la class action. Chiederemo inoltre che vengano annullate in autotutela tutte le cartelle esattoriali finora emesse per il mancato pagamento del canone di depurazione ed acque reflue dai comuni sprovvisti del servizio”
“Questa sentenza che ci auguriamo sia la prima” conclude Nicola Calabria “di una serie deve far capire a tutti gli amministratori che i cittadini devono pagare le tasse per i servizi effettivamente resi e non per servizi mai espletati o che saranno espletati in un futuro molto prossimo”.
13 / 10 / 2008
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