Arrestato Giuseppe Grigoli per concorso in associzione mafiosa
La polizia siciliana ha arrestato oggi per concorso esterno in associazione mafiosa Giuseppe Grigoli, uno dei maggiori imprenditori siciliani del settore alimentare, accusato di aver messo a disposizione mezzi e denaro del boss mafioso Matteo Messina Denaro, ancora latitante.
A renderlo noto è stata la stessa polizia in una nota e la magistratura nel corso di una conferenza stampa.
Secondo la nota della polizia, Grigoli è indagato per aver offerto al boss Messina Denaro "una concreta possibilità di espansione del potere di controllo, anche economico, in un importante settore di mercato", quello alimentare. Nel corso dell'operazione la Direzione Investigativa Antimafia ha "provveduto al sequestro preventivo delle attività e società collegate all'imprenditore, beni e disponibilità finanziare per un valore di circa 200 milioni di euro".
Le indagini, hanno spiegato i magistrati durante la conferenza stampa,- si sono basate anche sulla decriptazione di alcuni "pizzini" trovati nel covo di Bernardo Provenzano il giorno del suo arresto: nei pizzini sia "Alessio" (nome in codice del boss di Castelvetrano) sia Giuseppe Falsone (capo della provincia di Agrigento, latitante) chiarivano al "n°1" Provenzano le ragioni per cui nell'Agrigentino e nel Corleonese sono stati aperti supermercati col marchio Despar.
Grigoli è uno tra gli imprenditori più importanti della Sicilia Occidentale nel settore dei supermercati, grazie alla gestione in esclusiva del marchio Despar per tutti i comuni delle province di Palermo, Trapani ed Agrigento per un totale di più di 60 esercizi, dice il comunicato della Polizia di Stato.
"Con l'operazione odierna frutto di mesi di lavoro emerge che la mafia oggi sta spostando l'attenzione dei suoi accaparramenti finanziari dai settori dell'edilizia a quelli del terziario, come la grande distribuzione", ha commentato il capo della Procura di Palermo Francesco Messineo alla conferenza stampa.
Secondo Giuseppe Pignatone, procuratore aggiunto di Palermo, è evidente che, come dimostrano anche le indagini condotte dalle forze dell'ordine, sostituire Bernardo Provenzano in questo particolare momento storico, non sarà fecile per le cosche siciliane.
L'anziano capomafia, arrestato l'11 aprile del 2006 era un ottimo mediatore, soprattutto quando si è trattato di mettere d'accordo le province mafiose. Oggi, invece, non c'è più nessuno in grado di sostituire un capo come Provenzano.
All'operazione hanno preso parte la Polizia di Stato di Palermo, Trapani, Agrigento, coordinata dal Servizio Centrale Operativo (Sco) e la Direzione Investigativa Antimafia.
20 / 12 / 2007
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