Agrigento: l’ospedale si deve sgomberare Trenta giorni di tempo e poi l’ospedale di Agrigento San Giovanni di Dio dovrà essere sgomberato. E’ l’esito di un provvedimento di sequestro cautelativo notificato dalla guardia di finanza. La causa del provvedimento sono le gravi carenze strutturali degli edifici che lo costituiscono, tali da esporre a gravissimo rischio sismico l’intero manufatto.
Il dispositivo è stato emesso dal Gip Alberto Davico, che ha accolto la richiesta del procuratore della Repubblica, Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Antonella Pandolfi e eseguito dalle fiamme gialle di Agrigento, al comando del tenente colonnello Vincenzo Raffo.
L'inchiesta, con diversi indagati a diversi livelli di responsabilità, è ancora aperta e sono in corso ulteriori accertamenti disposti dai magistrati. Il legale rappresentante dell'azienda ospedaliera è stato nominato custode dell'immobile sequestrato. Il Gip ha concesso 30 giorni di tempo per l'adozione di provvedimenti a tutela dell'incolumità del personale sanitario ed amministrativo e dei degenti, compreso lo sgombero dell'intera struttura.
Per venti anni le popolazioni di Agrigento hanno atteso che l'ospedale San Giovanni di Dio fosse consegnato alla città. Alla fine l’hanno ottenuto, è una struttura sanitaria finalmente moderna, dotata delle attrezzature necessarie, in grado di accogliere i pazienti della zona e di dare loro l’assistenza cui hanno diritto. Ma il sogno si è infranto dopo cinque anni. La costruzione non è stata fatta a regola d’arte, i costruttori non hanno usato il materiale giusto e la struttura, dunque, non rispetta le norme di sicurezza. In caso di evento sismico potrebbe collassare com’è avvenuto all’ospedale dell’Aquila. Il cemento non è quello richiesto, c’è troppa sabbia. Come all’ospedale dell’Aquila. La scoperta ha suggerito ai magistrati di prendere una decisione drastica. Impossibile correre rischi, hanno pensato, bisogna provvedere con interventi di rafforzamento della struttura. Quindi bisogna evacuare l’ospedale, trasferire i degenti altrove. E con essi i medici, il personale sanitario ed amministrativo. Un’operazione complicata, difficile, sotto certi aspetti proibitiva. Un danno enorme per Agrigento, grandi svantaggi e pericoli per i pazienti, che devono essere trasportati, qualunque sia il loro stato, e curati altrove, magari in strutture inadeguate.
Il trasferimento provocherà infatti disagi e ne risentiràù anche l’assistenza ai pazienti.
"Il sequestro dell’ospedale di Agrigento rappresenta il fallimento dell’intero sistema politico ed amministrativo della Provincia". Lo ha detto Emilio Messana, coordinatore provinciale del Partito Democratico di Agrigento, commentando il sequestro preventivo dell'Ospedale San Giovanni di Dio da parte della Guardia di Finanza motivato da gravi carenze strutturali ed elevato rischio sismico.
"È emblematico di una politica insensibile ai bisogni dei cittadini, incapace di garantire ai cittadini i più elementari diritti, a cominciare da quello della Salute. Il sequestro del San Giovanni di Dio, metterà in crisi il già precario sistema sanitario agrigentino. L’ospedale di Agrigento rappresenta una infrastruttura strategica per garantire il diritto alla salute per tutta la provincia di Agrigento. Gli agrigentini hanno atteso questa struttura per oltre 25 anni, adesso per colpa di una classe politica inadeguata, verranno privati nuovamente di un'importante struttura che assicura l'assistenza sanitaria".
“Il sequestro dell’ospedale di Agrigento rappresenta uno scandalo annunciato, frutto di un periodo di commistioni tra corruzione, politica, impresa ed organizzazioni criminali”. Lo ha detto l’on. Angelo Capodicasa (PD) commentando il sequestro preventivo dell'Ospedale San Giovanni di Dio, da parte della Guardia di Finanza motivato da gravi carenze strutturali ed elevato rischio sismico.
“Sulla pelle dei cittadini si è lucrato in modo squallido, perfino su una struttura destinata alla assistenza sanitaria. La giustizia accerti le responsabilità e chiami a pagare chi ha commesso irregolarità e malversazioni.”
“La provincia di Agrigento - continua Capodicasa - rischia di essere privata, per un lungo periodo, di una struttura primaria nell’erogazione dei servizi socio-sanitari”.
“Il Governo intervenga con l’urgenza che il caso richiede per garantire che i cittadini agrigentini non debbano pagare due volte le conseguenze della corruzione”.
Maria Chiara Ferraù
28 / 07 / 2009
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