Agrigento: la mostra di Bellanca “Doppio linguaggio”
Resterà aperta fino al prossimo 26 luglio la mostra di Renzo Bellanca “Doppio linguaggio” che appena un anno fa ha avuto un felice esordio di pubblico e critica nel chiostro del Bramante di Roma. Si tratta di una mostra evento che conduce il visitatore in un viaggio parallelo fatto di segni (l’arte di Bellanca) e di parole (i brevi racconti associati ad ogni opera). A dare corpo alle parole sono alcuni fra i più affermati scrittori contemporanei, molti dei quali siciliani: Gaetano Savatteri e Luigi Galluzzo (ideatori del progetto insieme a Bellanca), Roberto Cotroneo, Luigi Galluzzo, Fabrizio Falconi, Giosuè Calaciura, Davide Camarrone, Giacomo Cacciatore, Amara Lakhous, Paola Pastacaldi e Lia Bellanca.
Curata dallo storico e critico d’arte spagnolo Juan Carlos García Alía, “Doppio Linguaggio” in questa seconda edizione è ospitata nel celebre complesso architettonico chiaramontano di Agrigento (comprende una chiesa e un convento nel tipico stile del XIV secolo) e si arricchisce di alcuni soggetti inediti realizzati dall’autore nell’ultimo anno. “Ci piace privilegiare quegli artisti conterranei – spiega Antonino Pusateri, presidente degli “Amici della pittura siciliana dell’Ottocento” - che, pur attivi fuori, mantengono le “radici” con l’isola. Che sono sempre impregnati, cioè, di quella “sicilianità” che non è certo l'appartenere ad una scuola. Piuttosto a un modo di essere e di fare, nella fattispecie di fare arte”.
Al visitatore “Doppio Linguaggio” si presenta come un dialogo tra due arti, la pittura e la letteratura, in un gioco di rimandi, simboli e allegorie in cui la letteratura trae ispirazione dal testo pittorico che, a sua volta, si arricchisce di nuovi significati e di originali suggestioni evocate da prosa e poesia. “Ho chiesto a ognuno degli scrittori – spiega Bellanca - di scegliere un’opera e di dedicarvi un breve racconto che avesse come tema lo stesso titolo. Ne è venuto fuori un percorso narrativo assolutamente originale: nessuno poteva immaginare cosa e come lo scrittore avrebbe letto e interpretato le mie opere”.
Siciliano di Aragona (Ag), residente a Roma da più di vent’anni, Renzo Bellanca possiede una tecnica personalissima, frutto di un’elaborata ricerca artistica e di una profonda indagine sulla materia intesa non come puro mezzo di rappresentazione ma come metafora delle esperienze di vita vissuta nella quale, si deposita e si stratifica, il flusso inarrestabile di continue coesioni e di incessanti trasformazioni.
“Ho visto lavorare gli archeologi nei siti – racconta – e quel loro intercettare e scoprire, strato dopo strato, epoca dopo epoca, la storia di un popolo mi ha affascinato. Uso conglomerati di sabbia e resina, stucchi sintetici e calce, e procedo con una lavorazione simile all’affresco, anche se il mio non lo è. E poi, con strumenti incisori e abrasivi, riporto alla luce la materia”.
Materia che è spesso fonte di ispirazione: così la sabbia e la pietra di Lampedusa per “35° parallelo”, la sabbia della Valle dei Templi per “Quiete sospesa”, così i silicati raccolti in Spagna per “Flusso di vita fossile”. Il catalogo di "Doppio Linguaggio" è di Silvana Editoriale. L'ingresso alla mostra è libero.
01 / 07 / 2009
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