Palermo: la storia di Giulietta al festival delle letterature migranti

Libia, 1969. Il colpo di stato di Gheddafi cambia d’improvviso la vita di tante persone. Libici di seconda e terza generazione, nati e vissuti in Africa, sono costretti a lasciare le loro terre solo perché italiani. Storia di Giulietta di Beatrice Monroy, che debutta giovedì 18 ottobre alle ore 21.00 nella Sala Strehler del teatro Biondo di Palermo, nell’ambito del festival delle letterature migranti.

Lo spettacolo racconta la storia di una bambina appena affacciatasi all’adolescenza, costretta a lasciare tutto: i giochi, le corse sulla spiaggia, i rossori per i primi amori confessati forse solo a sé stessa, in nome di logiche sovraniste che si rovesciano, si fronteggiano e si sfidano, passando sopra le esistenze delle persone, stravolgendo progetti di vita.

Lo spettacolo, prodotto da scena aperta in collaborazione col Teatro Biondo di Palermo, è diretto da Giuseppe Marsala e interpretato da Maria Cucinotti, nel ruolo della bambina, e da Ester Cucinotti nel ruolo della madre. Le scene sono dello stesso Marsala e di Claudia Puglisi, le luci di Gabriele Circo, i costumi di Dora Argento e il montaggio video di Letizia Gullo. Replica venerdì 19 alle 17.30.

Prendendo spunto da una storia vera, Beatrice Monroy e Giuseppe Marsala invitano a riflettere sul tempo presente: “Allora come oggi – spiega il regista – uomini, donne, bambini sono obbligati a lasciare le loro cose, le loro case e i luoghi in cui vivono, in cui amano e in cui hanno costruito le loro esistenze. Oggi, che semplificazioni mediatiche e propagande politiche attribuiscono loro odiosi appellativi, occorre riscrivere le loro vere storie e chiamare le cose con il loro vero nome: e cioè che si tratta di persone, esseri umani (non importa dove essi siano nati), cittadini della terra costretti all’esodo. Le due protagoniste sono due anime-corpo che raccontano di una storia lontana ma usando il tempo presente; segno di una cicatrice che accompagna sempre le loro vite e che oggi assume il senso ancor più drammatico di cicatrice collettiva e universale. Lo spettacolo indaga il tema del distacco, della separazione, della dispersione; racconta del momento in cui lasciamo tutto e di cosa accade alla nostra interiorità quando dobbiamo forzatamente separarci anche dalle persone che più amiamo. Ma racconta anche della speranza, del desiderio che qualcuno ci accolga e che la vita possa rinascere da un’altra parte”.

Festival delle Letterature Migranti 2018

Teatro Biondo, Sala Strehler

giovedì 18 ottobre, ore 21.00

venerdì 19 ottobre ore 17.30

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