Catania: si stava preparando l’omicidio del giornalista Paolo Borrometi

Il giornalista d’inchiesta Paolo Borrometi, direttore del sito laspia.it è finito nel mirino dei boss per le sue inchieste sul territorio. Il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano salvatore Giuliano, stava per organizzare un’eclatante azione omicida per eliminare lo scomodo giornalista.

A scriverlo è il giudice per le indagini preliminari del tribunale, Giuliana Sammartino, nell’ordinanza che ha portato all’arresto di quattro persone per un attentato dinamitardo all’auto dell’avvocato Adriana Quattropani che, in qualità di curatore fallimentare, stava ponendo i sigilli ad una stazionen di servizio a Pachino (Siracusa).

Già in passato il giornalista Borrometi era stato bersaglio di minacce e intimidazioni mafiose, tanto da essere sottoposto ad un servizio di scorta.

A Paolo Borrometi va il pieno sostegno delle istituzioni democratiche e della società civile del nostro Paese”. Così Giuseppe Lumia, esponente del Pd e già presidente della commissione parlamentare antimafia, commenta la notizia di un piano omicidiario ordito da Cosa nostra per uccidere il giovane giornalista e sventato grazie al lavoro della Procura antimafia di Catania.

Il suo lavoro di inchiesta – aggiunge Lumia – sta svelando i diversi contesti politico-mafiosi in territori su cui raramente si sono accese le luci della conoscenza e della denuncia della presenza mafiosa. Si tratta di una mafia feroce e affarista, collusa e invasiva, a cui dà fastidio il giornalismo serio e documentato di Borrometi”.

“Il clan mafioso dei Giuliano a Pachino – continua Lumia – legato alla mafia dei Cappello di Catania, vanta una presenza devastante sul territorio, come ho avuto modo di denunciare in un’interrogazione parlamentare. Da tempo segnalo, inoltre, la pericolosità dei cosiddetti ‘fine pena’, come Salvatore Giuliano. Essi rappresentano l’ossatura su cui la mafia ricostruisce la propria organizzazione quando viene indebolita dall’azione delle forze dell’ordine e della magistratura. Per questo bisogna monitorare le loro attività e bloccarle sul nascere, senza escludere ulteriori aumenti di pena per i recidivi”.

Ad esprimere solidarietà al collega Borrometi anche l’Ucsi Sicilia, unione cattolica stampa italiana. Il presidente dell’Ucsi Sicilia, Domenico Interdonato, ha voluto sottolineare come “i giornalisti cattolici di Sicilia sostengano e siano solidali con il collega Borrometi. Negli ultimi cinquanta anni – continua Interdonato – i giornalisti in Italia e in Sicilia in particolare, hanno pagato un conto salatissimo che non siamo più disposti a pagare”.

Solidarietà a Borrometi è stata manifestata anche dai due consiglieri nazionali Ucsi Gaetano Rizzo e Salvatore Di Salvo, anche presidente della sezione Ucsi Siracusa.

“Le minacce ricevute dal direttore Borrometi sono di una gravità inaudita. La mafia intende riaffermare il suo potere sfidando lo Stato e intimidendo chi compie il proprio dovere. Hanno bisogno del silenzio, per questo le istituzioni e tutti noi dobbiamo sostenere il lavoro di Borrometi e di quanti sono impegnati quotidianamente a squarciare il velo dietro cui si cela la malavita organizzata. Chi lotta per un Paese liberato dall’ipoteca della criminalità organizzata avrà sempre al suo fianco il Partito democratico. Noi non abbiamo paura: più grande sarà la sfida, più grande sarà la risposta dell’intera comunità nazionale“. Lo dice il responsabile legalità del Pd Giuseppe Antoci.

 

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