Messina: De Luca non andava arrestato

Il tribunale del riesame di Messina ha annullato il provvedimento di arresto nei confronti di Cateno De Luca, il parlamentare regionale a cui la notifica del provvedimento era arrivata due giorni dopo le elezioni regionali.

“Non voglio certamente vendetta – dice adesso – ma pretendo che sia fatta giustizia, soprattutto per coloro che non hanno avuto né la forza né gli strumenti per difendersi in questi anni da accuse infamanti che spesso hanno colpito affetti, storie e rapporti umani, macinando le vite delle persone in una sorta di tritacarne giudiziario”.

Per anni De Luca si è difeso in ben 17 procedimenti penali che si sono risolti tutti con un’assoluzione. “Il tribunale del riesame di Messina – sottolinea il parlamentare regionale – emette un provvedimento che, nero su bianco, è di fatto un atto di accusa contro i metodi e il pressappochismo della procura”.

Oltre a De Luca è stato assolto anche Carmelo Satta, presidente della Fenapi che era stato posto ai domiciliari lo scorso dicembre con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.

“Il costrutto accusatorio – si legge nel documento – si scontra con un dato di partenza innegabile ed incontestato relativo all’effettività dei servizi fiscali oggetto della contestazione”.

Secondo i giudici, Alessia Smedile e il presidente Antonino Genovese, gli imputati del procedimento hanno fornito delucidazioni sulle operazioni e hanno fornito ampie spiegazioni, supportandole con consulenze di parte e offrendo argomentazioni a sostegno, mentre nessuna specifica confutazione di tali argomenti è stata effettuata dalla procura”.

Per il parlamentare di Sicilia Vera, che era stato arrestato due giorni dopo il risultato delle ultime elezioni, vi sono argomenti a sostegno della sua tesi, denunciata alla Procura di Reggio Calabria, sull’esistenza di una “consorteria” all’interno del Tribunale di Messina.

“Non mi resta che attendere con serenità – afferma De Luca – che sia data risposta alla mia denuncia già presentata a dicembre contro gli abusi e le torture di cui sono stato vittima da parte della Procura messinese. Una Procura che è stata capacedi veri e propri atti di ingiustizia che, per durata nel tempo e caparbietà nel perseguitare non possono essere frutto di una svista momentanea quanto piuttosto di una organizzazione che si annida in qualche angolo del Tribunale.”

Sulla vicenda intervengono anche gli avvocati Carlo Taormina e Tommaso Micalizzi riportando letteralmente la motivazione del tribunale. “La fittizietà del costo del personale ipotizzato dall’accusa si scontra con un dato di importanza innegabile e incontestato relativo alla effettività del servizio di assistenza fiscale reso dal caf Fenapi nel territorio a beneficio degli associati per il tramite del personale dei circoli, nonché tramite le strutture decentrate della Fenapi, costituite dai circoli stessi.

I due legali sottolineano come con questa puntualizzazione, debitamente supportata con dati strumentali e di consulenza tecnica, il Tribunale della Libertà di Messina, con una articolata ed approfondita decisione, abbia certificato la piena correttezza dell’operato delle strutture facenti capo a Cateno De Luca, che era stato arrestato su richiesta del pubblico ministero due giorni dopo essere stato eletto deputato regionale.

“Il Tribunale della Libertà di Messina- prosegue la nota- censura con precisione chirurgica la posizione della Procura, recepita senza alcuna riflessione critica dal giudice delle indagini preliminari, secondo cui il “Caf non dovesse sostenere alcun costo” non solo per il personale in prestito, ma anche per il mantenimento delle sedi, sottolineando come dalla convenzione quadro tra Caf Fenapi srl e circoli Fenapi “non discende certamente l’assunto secondo cui l’attività fiscale per conto del Caf dovesse essere svolta gratuitamente dai circoli. Quanto alla contestazione relativa a presunte fatturazioni per operazioni inesistenti, il Tribunale della Libertà di Messina stigmatizza l’impianto accusatorio, osservando come , a fronte dei “tipici elementi sintomatici della fittizietà “dei costi” come “l’inesistenza di fatto delle aziende emittenti, l’inesistenza delle attività, la mancanza di prove del versamento delle somme  difettano nella vicenda oggetto di odierna disamina, in cui c’è la prova positiva dell’effettivo svolgimento delle prestazioni pattuite“.

Con riferimento infine alla contestata associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, il Tribunale di Messina cpnclude: “l’assunto secondo cui il De Luca e il Satta avessero organizzato un sodalizio criminoso e dato in tale ambito direttive ai collaboratori per falsificare documenti, in guisa da costituire prove false per documentare operazioni mai compiute, non è sostenibile“, con la conseguenza che “neanche l’ipotizzato reato associativo si può ritenere sussistente”.

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