Tortorici (Me): risorgere si può con la cultura e aiutandosi l’un l’altro

Una profonda vallata, piccoli e medi agglomerati di case immersi nel verde della natura, boschi di noccioleti, faggi, castagni, uliveti e faggeti, corsi d’acqua che gorgogliano attraversando il territorio e che costeggiano la villa comunale Falcone e Borsellino. Si presenta così agli occhi dei visitatori Tortorici, piccolo immerso nel cuore dei Nebrodi nel messinese.

La cittadina si sviluppa in prossimità dei torrenti Brunneri, Capirò e Calagni in una vallata a 450 metri sul livello del mare. Nel centro storico con le caratteristiche “vanelle” strette e a volte anguste, svettano i profili della bellissima facciata della chiesa di San Francesco con annesso convento ormai diroccato e il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta che custodisce il campanone detto di San Sebastiano.

Un tempo Tortorici, che la tradizione vuole sia stato fondato da un seguace di Enea nel XII secolo a.C., denominato la “valle dell’ingegno” era un paese ricco oltre che di storia anche di attività economiche. Era il centro nebroideo più grande e qui avvenivano scambi commerciali e si svolgevano molte attività artigianali. Tortorici era noto anche come il paese delle campane grazie alla fonderia, oggi divenuta un museo.

Tortorici era anche un vivace centro culturale, come dimostra oggi la presenza sul territorio del museo di storia patria Sebastiano Franchina, del museo della fonderia delle campane e del museo della fotografia, tratto dall’immenso archivio fotografico di monsignor Franchina, sacerdote che aveva studiato fotografia in Francia.

A rendere grande il nome di Tortorici sono e sono state anche le persone qui nate come il pittore Giuseppe Tomasi, gli storici Franchina e Saro Parasiliti, la professoressa Maria Joppolo che ha instradato allo studio del pianoforte e della musica decine di giovani, molti dei quali oggi sono pianisti affermati come Maria Conti e Tonino Riolo e, ancora, il fisico Sebastiano Timpanaro a cui è dedicata una piazza, l’ingegnere aerospaziale, compositore  e scrittore Vittorio Barbagiovanni, lo scomparso pilota Gepy Faranda e tanti altri.  Tortorici è molto conosciuto anche per la spettacolare ed articolata festa dedicata al patrono San Sebastiano.

Oggi, purtroppo, Tortorici, dai quasi 13.000 abitanti che contava nel 1900, ne conta oggi poco meno di 7.000. Uno spopolamento dovuto in parte al mancato piano regolatore che non ha consentito alle giovani famiglie di costruire una abitazione costringendole ad andare altrove, soprattutto nei paesi costieri e in parte dovuto alla carenza di lavoro.

Oggi sembra che il paese stia rinascendo. E lo fa sopratttutto attraverso l’associazionismo. Negli ultimi dieci anni sono sorte nuove associazioni che si affiancano al più “antico” Centro di storia patria: Giovani oricensi, centro commerciale naturale, Pro loco, il comitato delle mamme, I nudi di San Sebastiano, l’ASD Tortorici e tante altre. Obiettivo comune è cercare di far risollevare il paese attraverso la cultura, lo sport e le attività ricreative. Un obiettivo in parte riuscito, ma ancora la strada è lunga e travagliata. Dal canto suo l’amministrazione ora sta cercando di reperire risorse dai fondi europei per ristrutturare l’ex casa Marino nei pressi della fonderia e organizzare lì un centro culturale, ricreativo, da destinare soprattutto ai giovani. In passato aveva invece ristrutturato l’odierno museo della fonderia e il mulino “Ferrera”.

Le associazioni continuano invece a lavorare per esportare l’immagine sana di Tortorici in Sicilia e non solo. A lavorare sono anche gli artigiani locali che cercano di allargare gli orizzonti partecipando anche a fiere e premi. Alla pasticceria Dolce incontro di Lidia Calà negli anni scorsi era stato assegnato il premio Best in Sicily e da qualche giorno il panificio/pasticceria Ciancio, il bar Caffè d’Orice e il ristorante Val d’Orice sono stati inseriti nel libro di Aldo Palmeri “La Sicilia è terra nostra, valorizziamola”.  E per valorizzare il centro nebroideo, da un’idea dell’associazione Giovani oricensi, sta diventando un appuntamento irrinunciabile “Nte vaneddi i Turturici è arte” che dallo scorso anno ha visto la partecipazione anche di tutti i componenti delle associazioni riunite “Pro Tortorici”.

Il centro nebroideo non si arrende e come fece dopo il diluvio del 1682 che distrusse totalmente il centro storico, vuole risorgere come l’araba fenice. Il lavoro è lungo, la strada è in salita, ma “insieme si può” come scrive l’associazione “I nudi” sul suo profilo facebook.

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